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La grande abbuffata

Se non fosse una cosa seria ci sarebbe da far tornare tra noi il il grande Totò e Peppino De Filippo. Purtroppo è una cosa seria , l’ennesimo caso d sprecopoli se non qualcosa di molto più serio riguardando la nostra “salute” , quella del nostro corpo e quelle e quello delle nostre tasche. L’inchiesta è del quotidiano La Verità, riguarda la (ex) ministro Lorenzin, quindi i vaccini, e correva l’anno 2017. Quindi parliamo del rapporto Osmed,dell’Agenzia del farmaco, A.I.F.A. . Esaminando i dati forniti dall’agenzia si evince che nel 2017 la spesa a carico del Servizio sanitario nazionale è cresciuta del 36% rispetto agli anni precedenti, il costo per la dose definita giornaliera è cresciuto del 62,2%. L’incremento ha riguardato in modo particolare i vaccini obbligatori, e non poteva essere diversamente se il ministro era la Lorenzin, quella dei due gemellini vaccinati in mondovisione ? Il risultato? Cinque case farmaceutiche (Gsk,Pfizer,Merck,Sanofi,Pasteur e Seqirus) hanno visto lievitare il loro giro di affari di non meno di 130 milioni di euro. Cifra che equivale alla maggiore spesa vaccinale rispetto al 2016. I casi della vita. Una ulteriore precisazione : alla fascia “C” , cui prezzi sono liberamente dalle case farmaceutiche e che di norma sono a carico del cittadino/genitore. Nel 2016 l’autorità garante della concorrenza consigliava di includere i vaccini ” in una nuova classe che preveda la possibilità per gli organi pubblici, appositamente determinati, di verificare e negoziare i prezzi di riferimento con le imprese titolari” allo scopo di di “ottenere ulteriori margini di sconto a fronte delle specifiche condizioni di transazioni, ( quantitativo acquistato) in virtù di un maggiore potere negoziale”.Il decreto della Lorenzin lo affidava all’Agenzia del farmaco. Sino a quel momento ogni regione provvedeva in ordine sparso. Le cose si mettono subito male. Nel 2017 la senatrice Taverna (M5S)(quella del quartiere romano “Quarticciolo” finita sui giornali per un’alloggio popolare in affitto alla mamma anche se questa è proprietaria di un’altro alloggio) presentava un’interrogazione ai ministri Beatrice Lorenzin e Pier Carlo Padoan per comprendere perché “a distanza di circa quattro mesi dalla legge di conversione del decreto vaccini” l’A.I.FA. non abbia avviato alcuna procedura di negoziazione per la fissazione dei prezzi dei vaccini con grave vulnus rispetto a quanto impone la normativa”. Secondo la Taverna ” la mancata negoziazione avrebbe determinato un elevato danno alle casse pubbliche”, in quanto avrebbe condotto a una riduzione dei prezzi di acquisto in funzione di un acquisto accentrato. Passata la fiammata della Taverna , finita (almeno temporaneamente) la gogna della casa del Quarticciolo che poi si ripresenterà a ruoli invertiti. La trattativa si concluse con un nulla di fatto. Allora come oggi , tra i finanziatori di campagne elettorali ci sono anche le case farmaceutiche e le loro multinazionali di riferimento. La stampa di inchiesta ha bisogno di vendere spazi pubblicitari. Il cerchio si chiude.

Aldo A.

Italia al primo posto per tumori pediatrici.

Italia al primo posto in Europa per tumori pediatrici

AutoremarceellopamioPubblicato23 Settembre 2018FacebookApre in una nuova finestraWhatsAppApre in una nuova finestraTwitterApre in una nuova finestraGoogle+Apre in una nuova finestraCondividi


Marcello Pamio

La salute dei giovani di una nazione dovrebbe essere una priorità in uno stato di diritto.
Ma non è così, la priorità da noi sembra essere quella di fare propaganda al «gregge disorientato» sulla bontà e l’urgenza delle vaccinazioni di massa. Il resto è noia.
Poco importa infatti sapere che siamo il paese con il più alto numero di studenti disabili; negli ultimi 10 anni le disabilità sono aumentate del 40%; circa 1 bambino su 6 ha disturbi specifici dell’apprendimento e 1 ogni 87 nati sviluppa l’autismo; il diabete di tipo-1 interessa 1 bambino ogni 450, e dal 12 al 15% dei giovanissimi soffrono di ADHD. Per non parlare dei piccoli obesi: i bambini italiani sono infatti al primo posto in Europa.
Infine la situazione diventa parossistica in ambito oncologico…

Cancro: primo posto in Europa
L’Italia ha sempre occupato uno dei primi tre posti in Europa per incidenza tumorale in età pediatrica. Notizia di qualche giorno fa, siamo riusciti nell’impresa titanica di indossare la maglia nera, salendo al primo posto nel continente europeo.
Stando ai dati del Ministero della Salute, negli ultimi 10 anni e nelle aree più contaminate si è registrato globalmente un incremento anche del 90% di patologie tumorali!

A denunciarlo in un convegno alla Camera dei Deputati dal titolo: «Emergenza cancro – Fattori ambientali modificabili e stili di vita non corretti», la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) assieme alle «Confassociazioni Ambiente».
I cancri più diffusi sono quelli alla tiroide, alla mammella e mesotelioma.
L’allarme più grave ovviamente riguarda i tumori dei bambini.
Uno studio della IARC di Lione (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), condotto in 62 paesi in collaborazione con l’AIRC (Associazione Internazionale dei Registri del Cancro) e sulla rivista «Lancet Oncology» ha riportato questa triste realtà.
La fascia di età in cui è stata riscontrata la maggiore incidenza di tumori è tra 0 e 14 anni, e negli adolescenti tra i 15 e i 19 anni. Mentre le aree più interessate sono: Italia, Cipro, Malta, Croazia, Spagna e Portogallo.

Ad aggiungersi al triste bollettino, l’ultimo rapporto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) a cura dell’ISS, che rileva una «emergenza cancro» tra i più giovani!
I dati raccolti nel periodo 2006-2013 in 28 dei 45 siti italiani maggiormente inquinati hanno infatti sottolineato un incremento di tumori del 9% nei soggetti tra 0 e 24 anni, con picchi del 50% per i linfomi Non-Hodgkin, del 62% per i sarcomi dei tessuti molli e del 66% per le leucemie mieloidi acute.
Quindi gli ultimi studi confermano il triste primato: i bambini italiani non soltanto hanno una salute pessima e risultano essere i più obesi, ma hanno anche il maggior numero di patologie tumorali!

Fino a qualche decennio fa questa emergenza non esisteva e il cancro in età pediatrica era rarissimo: come mai? Cos’è successo nel frattempo?
Domande importanti alle quali nessun ministro della salute ha voluto cercare di dare una risposta, perché troppo concentrati a inventare epidemie mediatiche, sradicare l’«incurabile» morbillo (cosa impossibile d’altronde da realizzare) o la terribile tosse canina.

La «ragion di Stato» è vaccinare coattivamente l’intera popolazione italiana (adulti e bambini) con la scusa delle malattie infettive e dei bambini immunodepressi. Mentre le istituzioni hanno occhi solo per i vaccini, stanno morendo di cancro (e forse proprio per questo) un numero elevatissimo di bambini e adolescenti ogni anno.
Parafrasando la famosa citazione di Gandhi: «la grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali», e contestualizzandola al tema del presente, si può affermare che «la grandezza di una nazione e il suo livello morale ed evolutivo, si possono giudicare dalla condizione psicofisica degli “uomini in divenire” (i bambini)».
Se ciò corrispondesse al vero, l’Italia è già sprofondata nel baratro più oscuro…FacebookApre in una nuova finestraWhatsAppApre in una nuova finestraTwitterApre in una nuova finestraGoogle+Apre in una nuova finestraCondividiPubblicato23 Settembre 2018AutoremarceellopamioCategorieBambiniSaluteVacciniTagbambini obesicancro,cancro pediatricoincidenza tumorilegge 119neonatiobesitàprimo posto europatumori età pediatricavaccinazioniVaccini

IL METODO GERSON e il tumore.

Il rosso oceano interno. Il Metodo Gerson…

AutoremarceellopamioPubblicato19 Settembre 2018FacebookApre in una nuova finestraWhatsAppApre in una nuova finestraTwitterApre in una nuova finestraGoogle+Apre in una nuova finestraCondividi

Dottor Howard Straus

Questo intervento è tratto dalla conferenza dell’autore alla Cancer Control Society (capitolo giapponese) del 25-26 luglio 2009. In esso spicca con chiarezza l’importanza di mantenere il sangue su un PH soglia ottimale alla sua stessa buona ossigenazione e a quella dell’organismo. Una cellula carente di ossigeno non è più in grado di differenziarsi iniziando il cammino dell’”indifferenziazione” o cancerosi. 
Nel 1924, Otto Warburg (che in seguito sarebbe stato proposto due volte come candidato al Premio Nobel) fece l’interessante osservazione che le origini del cancro potevano farsi risalire alla ridotta capacità del torrente sanguigno di trasportare ossigeno. Senza ossigeno, le cellule perdono rapidamente ogni possibilità di sopravvivenza. Come reagiscono? Chiaramente, non è che il sangue smetta improvvisamente di trasportare ossigeno; piuttosto, la perdita della capacità di trasportare ossigeno è un processo graduale e non necessariamente continuo, a causa del quale gli effetti nocivi della privazione di ossigeno aumentano progressivamente. 
Prenderemo inoltre in esame l’idea di Warburg (apparentemente sbagliata) secondo cui il deterioramento della capacità di trasportare ossigeno da parte del sangue, una volta cominciato, non può essere invertito. 
La capacità del nostro corpo di mantenere un buono stato funzionale dipende da molte sue proprietà chimiche, elettriche e fisiche.

I globuli rossi 
Il torrente sanguigno è il nostro “oceano” interno, il liquido che rifornisce ogni cellula dell’ossigeno e dei nutrienti necessari per sopravvivere, portando via, allo stesso tempo, i prodotti di scarto, in modo che il metabolismo non sia ostacolato o contaminato dalle tossine a cui siamo soggetti per il semplice fatto che viviamo in un ambiente imperfetto. 
Le strutture che permettono al nostro sangue di trasportare ossigeno sono i globuli rossi, piccoli emisferi vuoti che assorbono ossigeno alla superficie e sono abbastanza piccoli e flessibili da riuscire a insinuarsi nei minuscoli capillari che li trasportano nei punti più distanti del sistema circolatorio. Tutti i globuli devono galleggiare nel siero separati dagli altri globuli, altrimenti possono “coagularsi” e perdere la loro indispensabile flessibilità (per non parlare del fatto che diminuirebbe la superficie utile per trasportare ossigeno). 
Ogni globulo rosso trasporta in superficie una certa quantità di elettroni, i quali gli conferiscono una carica negativa. Il pH del sangue dovrebbe essere leggermente al di sopra di 7.0, il pH dell’acqua neutra; al di sotto di 7.0 siamo in ambiente acido, al di sopra in ambiente alcalino. Un pH leggermente alcalino, tra 7.35 e 7.40, è considerato ottimale per il sangue. I nostri processi fisiologici sono sensibilissimi a ogni minima variazione del pH, e il mantenimento dei valori corretti è definito “omeostasi”. Se uno solo dei valori ideali (concentrazione chimica, acidità, viscosità, temperatura, volume, etc.) varia anche di pochissimo, la nostra sopravvivenza è a rischio. 
Se il pH del torrente sanguigno scende sotto 7.0, il sangue “diventa acido” e gli elettroni che allontanano i globuli gli uni dagli altri vengono meno.

Senza ossigeno 
Sorge la domanda: «Cosa accade alle cellule del corpo quando non ricevono più ossigeno?». In molti casi, le cellule prive di ossigeno per lunghi periodi semplicemente muoiono. Decomponendosi, creano ancora più acidità, facendo scendere ulteriormente il pH. Alcune cellule, invece, per sopravvivere “cambiano marcia” e passano a uno stato in cui non hanno bisogno di ossigeno per creare energia. Lo stato sano e normale della cellula è quello del metabolismo “ossidativo”, in cui l’ossigeno e i nutrienti vengono utilizzati per creare energia (ATP) e sopravvivere, funzionare e riprodursi. Altrimenti lo stato privo di ossigeno a cui passano, detto “fermentativo”, sottende, per creare energia, il processo molto meno efficiente della glicolisi. In tale stato, anziché produrre energia, acqua e anidride carbonica, le cellule producono quantità minime di energia e acido lattico, il quale diminuisce ulteriormente il pH circostante.
Poiché producono molta meno energia che nello stato ossidativo (solo circa il 7%), le cellule in stato fermentativo possono soltanto scindersi e crescere, scindersi e crescere, anziché contribuire all’efficienza del corpo. Esse non sono più cellule “differenziate” dei muscoli, dei nervi, delle ossa o dei grassi, con un’utile funzione all’interno del corpo; sono diventate cellule “indifferenziate” o cancerogene. È importante capire che le cellule cancerogene non sono nemici che vengono dall’esterno. Esse rappresentano il tentativo disperato da parte di alcune cellule di sopravvivere anche quando non ricevono abbastanza ossigeno per un metabolismo sano. Dire che stiamo “combattendo il cancro”, quindi, rappresenta un fraintendimento totale: il “cancro” è solo il tentativo disperato delle nostre cellule di restare vive! Combattere contro di esse, in realtà, vuol dire combattere contro noi stessi.

Acqua salata 
Molti libri e documenti che abbiamo consultato per studiare questo fenomeno affermano senza ombra di dubbio che il cancro non può sopravvivere in ambiente alcalino. Provate a immaginare cosa accade a un pesce sano di acqua salata se viene improvvisamente messo tra le chiare, fresche acque di un lago: i suoi organi interni, perfettamente funzionanti nell’acqua salata, nel nuovo ambiente si deteriorano e muoiono. La stessa cosa accade alle cellule cancerogene quando l’ambiente acido in cui prosperano diventa alcalino. Dunque, mantenere il nostro ambiente interno a un pH ottimale di 7.35 dovrebbe prevenire il cancro, e persino invertirlo! La chiave per prevenire il cancro sta nel non lasciare mai che il pH del corpo scenda al di sotto di 7.35, se possibile.

Ci sono cibi e cibi 
Ora dobbiamo tornare al punto di partenza e scoprire perché i sistemi corporei non sono riusciti a espletare la loro funzione principale. 
Scopriamo che i cibi che mangiamo, le scelte alimentari che compiamo più volte al giorno, hanno effetti notevoli sull’equilibrio acido/base del nostro torrente sanguigno. Ci sono cibi che creano e mantengono un sano ambiente alcalino, incoraggiando la circolazione dell’ossigeno nel nostro sangue, mentre altri creano e rafforzano un pericoloso ambiente acido. Questi non sono necessariamente cibi che risultano acidi o alcalini al gusto o alla misurazione, nella loro forma naturale: i limoni, per esempio, nonostante la loro acidità, quando vengono metabolizzati (digeriti), creano alcali nel nostro corpo. È la natura chimica del residuo (le “ceneri”) rimanente dopo che l’alimento è stato metabolizzato a determinare se un alimento crea alcalinità o acidità. 
Quando mangiamo prodotti vegetali, in genere, le ceneri rimanenti dopo che il nostro corpo “brucia” il carburante creano condizioni alcaline. All’altro estremo, quando consumiamo e metabolizziamo prodotti animali – per esempio pollo, pesce, bistecca, maiale, uova e latte (proteine animali) – le ceneri restanti tendono a creare acidità, a causa dell’elevato contenuto fosforico degli alimenti. Il fosforo delle ceneri si combina con l’acqua del nostro corpo, creando acido fosforico. 
Se mangiamo sempre alimenti che creano acidità, senza bilanciarli con alimenti che creano alcali, costruiremo e manterremo per le nostre cellule un ambiente acido, quindi anaerobico (privo di ossigeno). Questa condizione, come ha fatto notare Warburg, favorisce il cancro. Possiamo vedere i risultati della succitata sequenza nello stato di salute della popolazione degli Stati Uniti, dove il consumo di carne e di alimenti animali è maggiore che nel resto del mondo: l’incidenza dei tumori, negli Stati Uniti, è oggi di una persona ogni 2.3, e aumenta sempre di più. 
T. Colin Campbell, PhD, il più insigne nutrizionista degli Stati Uniti (e forse del mondo intero) ha analizzato i rapporti tra proteine animali e cancro in uno studio condotto nelle Filippine. In certi casi, riducendo l’assunzione di proteine animali, la crescita del tumore s’invertì.

Un genio della medicina 
Il dottor Max Gerson, il famoso medico tedesco definito dal suo amico premio Nobel Albert Schweitzer “Uno dei più importanti geni della Medicina mai esistiti”, scoprì che facendo seguire ai pazienti una dieta strettamente vegetariana, eliminando dall’ambiente tutti i fattori noti come cancerogeni e “inondando” il corpo di nutrienti vegetali bio-disponibili, essi rispondevano in modo molto positivo dopo appena una settimana o meno! La circolazione migliorava, il trasporto dell’ossigeno era ripristinato e il sistema immunitario tornava ai compiti che gli erano propri, ovvero: proteggere il corpo dalle infezioni e dalle cellule anomale, e ricostruire le strutture danneggiate. Si tenga presente, per favore, che uno degli importanti effetti di una dieta strettamente vegetariana è il rapido ripristino del giusto livello di pH nel sangue, e quindi della sua capacità di trasportare ossigeno, o ciò che Warburg riteneva impossibile! 
Dopo un anno e mezzo-due, la terapia dietetica di Gerson, unita a una potente disintossicazione del fegato, può invertire e riparare i danni provocati da una vita di scelte nutrizionali inadeguate, invertire un tumore avanzato, ricostruire i sistemi di organi danneggiati e ripristinare una salute duratura. Per esempio, uno dei pazienti del dottor Gerson, William Schickel, cominciò la terapia Gerson all’età di 32 anni, mentre stava morendo per un linfoma avanzato e incurabile. Guarito, ha avuto una lunga vita produttiva ed è morto solo qualche mese fa, a quasi novant’anni. 
Ebbene, la Terapia Gerson è chiaramente molto di più che un insieme composto da dieta vegetariana, succhi e clisteri disintossicanti al caffè. 
Nel mondo di oggi il cancro è diventato molto diffuso a causa del modo in cui mangiamo; degli inquinanti chimici che immettiamo continuamente nell’aria, nell’acqua e nel cibo; del fatto che le piante crescono su suoli carenti, con fertilizzanti artificiali e pesticidi velenosi; dei farmaci tossici che prendiamo su prescrizione o agli angoli della strada; della mancanza di informazioni da parte delle istituzioni mediche, farmaceutiche, agricole e scientifiche sugli effetti nocivi delle loro pratiche redditizie, ma tossiche e dannose. Da quasi 100 anni, benché vi siano stati investiti centinaia di miliardi di dollari, la “ricerca” sul cancro ha accuratamente evitato di prendere in considerazione l’opera di Gerson e Warburg, che già da molto tempo l’avrebbe condotta a una cura efficace del cancro. È sufficiente considerare ciò per concludere che gli interessi commerciali delle agenzie mediche, farmaceutiche e governative non hanno nulla a che fare con la cura della malattia cronica, poiché nessuno si può arricchire raccomandando una dieta sana. 
Sta ai singoli individui riscoprire da soli l’opera di chi ha svelato, nel corso dei secoli, i segreti della salute e della guarigione.

Box 
I clisteri per sostenere il fegato 
Uno degli elementi più importanti della Terapia Gerson sono i clisteri disintossicanti al caffè. Quando il corpo riceve una grande quantità di nutrienti, attraverso 13 succhi di frutta e verdure al giorno, appena spremuti, e tre abbondanti pasti vegetariani, l’ambiente interno del corpo diventa alcalino. Non solo le tossine accumulatesi tutta la vita all’interno delle cellule fuoriescono, ma le cellule maligne cominciano a morire. I residui di questi due processi devono essere trasportati dal torrente sanguigno, condotti al fegato e filtrati per essere espulsi. Ma il fegato di un malato di cancro è già molto compromesso e potrebbe essere sopraffatto dal carico addizionale di tossine e cellule cancerogene morte. Senza un adeguato supporto per espellere le tossine dal fegato, il paziente potrebbe cadere in coma epatico (del fegato) e persino morire. Nei primi stadi della terapia Gerson anticancro, sono necessari fino a cinque o più clisteri quotidiani di caffè, per favorire il deflusso delle numerose tossine dal fegato e dal tratto intestinale. Attenzione, per favore: il clistere di caffè non è finalizzato a svuotare il colon; il suo preciso compito è quello di far defluire le tossine dal fegato.È anche un potente analgesico, in quanto la tossicità è la causa fondamentale praticamente di ogni dolore cronico.

Scritto da: 
Howard Straus
, nipote del Dottor Max Gerson, si è laureato al Massachusetts Institute of Technology (MIT), e attualmente vive a Carmel, in California. Da 20 anni si impegna per la terapia Gerson, come uno dei direttori del Gerson Institute, redattore capo del Notiziario Gerson Healing Newletter, Presidente del Cancer Research Wellness Institute e come editore di numerosi volumi e opuscoli sulla Terapia Gerson. 
Ha negoziato la pubblicazione in 9 lingue del volume Healing the Gerson Way (Guarire con il Metodo Gerson, pubblicato in Italia dalla Macro Edizioni nel 2009) ed è l’autore di una biografia di suo nonno: Dr. Max Gerson: Healing the Hopeless, tradotto anche in tedesco. 
Howard Straus ha tenuto conferenze in Tailandia, Malesia, Singapore, Giappone, Canada e in molte località negli Stati Uniti, ed è spesso ospite su programmi radiofonici che trattano il tema del benessere. E’ apparso sulla TV nazionale in Singapore e Colombia

A cura del dottor Howard Straus – tratto da “Scienza e Conoscenza” 
Anno 9, I° trimestre 2010 – www.scienzaecono

BIG DATA,IL SESTO POTERE.

Big Data: il Sesto Potere è tra noi…

AutoremarceellopamioPubblicato17 Settembre 2018FacebookApre in una nuova finestraWhatsAppApre in una nuova finestraTwitterApre in una nuova finestraGoogle+Apre in una nuova finestraCondividi

Marcello Pamio

Il filoso, giurista e storico francese Charles-Louis de Secondat, noto solo come Montesquieu (1689-1755) è considerato il padre della teoria politica della separazione dei poteri.
Egli ha descritto la famosa tripartizione dei poteri: legislativo (fa le leggi), esecutivo (le mette in pratica) e giudiziario (che in teoria avrebbe il compito di farle rispettare). Questi poteri in una “democrazia” dovrebbero essere ovviamente separati e indipendenti gli uni dagli altri, ma sappiamo bene che nella realtà non è proprio così.
Qualche secolo dopo Montesquieu si sono materializzati altri due poteri: il «Quarto Potere», quello della carta stampata, e il «Quinto Potere», quello dei mezzi di comunicazione di massa (radio, televisione e oggi internet e dispositivi digitali).
Questi ultimi rappresentano lo strumento di controllo sociale e manipolazione della pubblica opinione, e coloro che li gestiscono hanno un responsabilità enorme.
Ultimamente si è aggiunto anche il «Sesto Potere», che va sotto il nome di «Big Data».

Il termine «Big Data» è stato usato per la prima volta nel 2014 e rappresenta il più occulto e paradossalmente il più subdolo e persuasivo degli altri cinque. Letteralmente significa «grandi dati», e rappresenta l’insieme delle tecnologie di analisi di enormi quantitativi di informazioni e la capacità di estrapolare, mettendo in relazione questi dati, eventuali legami e/o prevedere andamenti futuri.
Potrà sembrare fantascienza, ma qualsiasi cosa noi facciamo nella nostra vita, nella nostra quotidianità produce dati….
Nella vita virtuale, basta una ricerca su Google, un acquisto al supermercato, postare delle foto sui social, registrare un messaggio vocale, scrivere un tweet o un post, ecc.
Nella vita reale avviene la medesima cosa: quando si entra in una metropolitana l’obliteratrice traccia il nostro passaggio, come pure quando si passa per un casello autostradale o si acquista con carta di credito…
Questo enorme flusso di dati non va perduto, ma viene catturato da Big Data.
Le stime degli esperti fanno impallidire: nel 2000 tale mole di dati viaggiava a circa 1,5 miliardi di Gigabyte, mentre nel 2012 era di 650.000 petabytes.[1]

«Dall’alba della civiltà fino al 2003 l’umanità ha generato 5 exabytes (5 miliardi di gigabytes) di dati, mentre ora ne produciamo 5 exabytes ogni 2 giorni con un ritmo accelerato che raddoppia ogni 40 mesi»[2] Tali sconvolgenti previsioni però sono sbagliate in ribasso perché nel 2013 avevamo già prodotto ben 4.400 exabytes.[3]

Tutti questi dati vengono raccolti, analizzati e monetizzati: coloro che sono in grado di gestirli e interpretarli hanno un potere unico al mondo.

Data Mining
Con «Data Mining» s’intende l’insieme delle tecniche e metodologie che servono per l’estrazione di informazioni utili derivate da grandi quantità di dati. Avere infatti montagne di hard disk zeppi di fantamiliardi di informazioni non serve a nulla se non si è poi in grado di trasdurli nel concreto.
Queste tecniche sono quasi tutte automatizzate, grazie a specifici software e algoritmi. Al momento attuale vengono utilizzate reti neurali, alberi decisionali, clustering e analisi delle associazioni.
Le finalità del Data Mining possono venire applicate nei vari campi: economico, scientifico, marketing, industriale, statistico, ecc.
L’operazione parte da informazioni «criptiche», senza ordine apparente in un database e arriva a una conoscenza sfruttabile per vari fini, principalmente quello di tipo economico.

Ecco un banale esempio di utilizzo del Data Mining.

Il cliente che chiede un prestito a un istituto di credito compra abitualmente feltrini adesivi per i piedi dei mobili?
Se lo fa, le sue chance di ricevere il prestito aumentano. Il nesso, piuttosto curioso ma vero, è stato messo in luce proprio applicando strategie di Data Mining, che hanno evidenziato come chi compra feltrini tendenzialmente è un ottimo pagatore.[4]

Si tratta solo di un esempio ma dimostra come Big Data è in grado di sondare gli aspetti più intimi. Come fanno infatti a sapere che chi compra feltrini per i mobili è più affidabile di chi non li compra? Dall’altra parte come potranno essere usate queste informazioni dalle società di credito quando arriva in filiale un cliente che non ha mai comprato feltrini?
Tenuto conto che tali dati interessano la globalità dell’essere umano, per cui anche in ambito medico, come si comporteranno le assicurazioni e/o le banche, sapendo che Mario Rossi ha chiesto un mutuo o una polizza sulla vita, ma dal database risulta essere una persona geneticamente predisposta al cancro, o al morbo di Parkinson o all’Alzheimer?

Ricerca Motivazionale
La «Ricerca Motivazionale» rappresenta il fulcro centrale delle lobbies: cosa c’è infatti di più importante  che capire le vere motivazioni che stanno alla base dei comportamenti di acquisto dei consumatori? Tale “Ricerca” avviene dai primi decenni del secolo scorso, ma oggi con l’evoluzione della tecnologia, i risultati sono futuristici.
Analizzando i dati delle carte fedeltà e incrociandoli con quelli delle carte di credito, è possibile scoprire delle cose inquietanti su ognuno di noi.
I «programmi fedeltà» esistono solo per persuaderci a comprare di più. Ogni volta che usiamo tali carte, viene aggiunta al nostro archivio digitale l’indicazione di quello che abbiamo comprato, le quantità, l’ora, il giorno e il prezzo. Quando usiamo le carte di credito, l’azienda archivia la cifra e la tipologia merceologica: ad ogni transazione è assegnato un codice di quattro cifre che indica la tipologia di acquisto.
Dove vanno a finire questi dati, ora è facile immaginarlo…

Big Data & Big Pharma
Ecco come Big Pharma utilizza il Data Mining.
Le lobbies chimico-farmaceutiche spendono ogni anno miliardi in Ricerca e Sviluppo (R&D), ma ne spendono molti di più in marketing spudorato: comparaggio (corruzione), pubblicità di medicinali, e mandando negli studi medici i loro fedelissimi rappresentanti.
Questi per promuovere le loro molecole, oltre alle classiche informazioni sui farmaci e ai campioni gratuiti hanno un altro potente strumento: i report sulla storia prescrittiva del medico.
Le industrie cosa fanno? Comprano questi report da ditte specializzate (PDI, «Prescription Drug Intermediary»), che a loro volta acquisiscono i dati di prescrizione dei singoli medici dalle farmacie, collegandoli poi alle informazioni sui medici che comprano dall’AMA, «American Medical Association».[5]
Con questi sono in grado di sapere se il medico è un grande prescrittore oppure no; se adotta subito le novità consigliate e/o omaggiate; riescono ad avere maggiori strumenti per convincerlo a prescrivere il farmaco più costoso, e infine possono contrattare i propri compensi.
E’ un caso che l’industria farmaceutica rappresenta il primo consumatore dei dati di prescrizione?
Sono dati per loro fondamentali.

In Italia teoricamente questo non potrebbe avvenire perché vige il divieto alle farmacie di fornire dati, ma i dubbi rimangono sempre moltissimi, anche perché dove vanno a finire i dati dei farmaci acquistati (con o senza ricetta medica) quando il lettore del codice a barre della cassa scansiona prima i medicinali e poi il codice fiscale con la scusa di “detrarli”? Nel codice fiscale c’è il nome e cognome della persona e nella ricetta quello del medico prescrittore…
Si possono o no incrociare questi dati e avere un quadro generale della persona e del medico?

La privacy non esiste
La “privacy” esiste? No, serve solo a prendere in giro il popolo-gregge dando l’illusione che vi sia il rispetto della vita personale, ma questo rispetto non è mai esistito.
Non è certo una novità sapere che molte aziende vendono e altrettante aziende acquistano i dati personali di milioni di persone.
Chi gestisce questi dati non solo è in grado di costruire un profilo accuratissimo di ciascun individuo, ma anche di interferire molto seriamente nelle sue scelte.
Ne vediamo solo la puntina dell’iceberg quando visitando delle pagine web, subito dopo su AmazonGoogle o altri siti appaiono magicamente delle pubblicità coerenti con quello che abbiamo visionato qualche istante prima. Su Amazon dei sofisticatissimi algoritmi dirigono le scelte consigliandoci addirittura i titoli di libri su argomenti che sanno ci interessano; Facebook per esempio ci suggerisce alcune precise amicizie; Booking invece ci suggerisce delle mete per noi ambite da sempre.
Come fanno? Hanno la sfera di cristallo o più semplicemente la responsabilità è solo nostra perché lasciamo in giro pezzetti di noi stessi?

“Like” e “Tweet”: il profilo psicometrico
Secondo alcuni analisti bastano pochissimi «like», i «mi piace», o qualche «tweet» per fare previsioni sul futuro comportamento di una persona.
Like e tweet rientrano nella categoria dei «rivelatori di preferenza».
Quello che non tutti sanno è che incrociando i dati è possibile arrivare a individuare gusti e caratteristiche molto più intimi e personali, che apparentemente sono disgiunti da quelli espressi con il singolo like.
La conclusione è preoccupante perché è possibile tracciare un identikit molto accurato di ogni individuo semplicemente da qualche dato lasciato nel cyberspazio: etnia, gusti alimentari, orientamento sessuale, opinioni politiche, e non solo possono essere predetti.
Pensate che con soli 70 like riescono a creare un «profilo psicometrico» che permetterebbe ai gestori di Big Data di conoscere quella persona meglio dei propri amici. Con 150 like l’analista è in grado di conoscerci meglio della nostra famiglia e con 300 like meglio del nostro partner…
La vita umana oramai è stata delegata e regalata nelle mani di spietati individui che per soldi e potere interferiscono con le nostre scelte, anche quelle più intime.

Cosa fare
Possiamo in qualche maniera tutelarci? Rinunciare ad internet non ha molto senso, almeno nella nostra società, ma almeno imparare ad usarlo correttamente per quello che è: uno strumento!
Oggi però questo strumento non viene usato dalle persone, sono le persone che vengono usate da esso.
Il mezzo è diventato il fine ultimo, e questo è assai pericoloso.
Disseminiamo l’etere ogni giorno di dati personali: acquistiamo in negozio con la carta di credito, compiliamo la scheda per la tessera fedeltà, andiamo in giro col telepass, ecc. ma quello che di noi perdiamo nel web e le tracce che lasciamo del nostro passaggio, non hanno paragoni. Ogni sito che visitiamo, video che guardiamo, articolo che leggiamo, banner che clicchiamo, oggetto che compriamo con paypal o carta di credito, per non parlare dei like o dei twitter sono tutti dati che vanno a riempire non solo Big Data, ma una cartella sempre più grande, che sopra ha l’etichetta col nostro nome e cognome…
Ora che sappiamo qualcosina in più di come funziona il Sistema, possiamo girare la testa dall’altra parte e continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto; possiamo altrimenti decidere di usare il web (cellulare compreso, visto che lo smartphone non è più un telefono ma un computer tascabile perennemente connesso) con maggior consapevolezza e intelligenza di prima, o infine isolarci dal mondo tornando all’epoca della pietra, comunicando col piccione viaggiatore, nella speranza che qualche drone non lo intercetti…

[1] «Il Sesto Potere fagocita i nostri dati e li può utilizzare per controllarci», Giuseppe Arbia, «Il Giornale», 15 settembre 2018

[2] Eric Schmidt, nel 2010 era amministratore delegato di Google

[3] «Il Sesto Potere fagocita i nostri dati e li può utilizzare per controllarci», Giuseppe Arbia, «Il Giornale», 15 settembre 2018

[4] «Data Mining», http://www.intelligenzaartificiale.it/data-mining/

[5] «Limitazioni all’uso dei dati di prescrizione per la promozione dei farmaci negli USA», www.nograzie.euFacebookApre in una nuova finestraWhatsAppApre in una nuova finestraTwitterApre in una nuova finestra

BONO VOX SENZA VOX,LE STRANE AFONIE.

Bono Vox, senza Vox. Continuano le strane afonie…

AutoremarceellopamioPubblicato5 Settembre 2018FacebookApre in una nuova finestraWhatsAppApre in una nuova finestraTwitterApre in una nuova finestraGoogle+Apre in una nuova finestraCondividi

Marcello Pamio

Paul Hewson detto Bono, leader degli U2 perde la voce in pieno concerto e il gruppo è costretto ad interrompere ed annullare lo show.
Nel sito della band irlandese sono ovviamente tutti: «dispiaciuti per la cancellazione di stanotte. Bono era in gran forma e con una gran voce prima del concerto e aspettavamo tutti la seconda serata a Berlino. Ma dopo poche canzoni, ha perso completamente la voce».[1]
Fin qui nulla di strano.
«Non sappiamo cosa sia successo e abbiamo consultato il medico», riferiscono ancora gli altri membri degli U2.
Ci auguriamo che il medico interpellato conosca le «Leggi Biologiche», perché solo così potrà dare una interpretazione seria.

Ovviamente il flop del concerto non scalfirà minimamente le sue sconfinate ricchezze: un patrimonio immobiliare (planetario) da sceicco, un parco macchine da emiro, tenore di vita da faraone e un’attrazione fatale per la grande finanza, per la Borsa. Con un patrimonio personale, a detta di «Daily Mail» quantificato in circa 1 miliardo di sterline![2]
Soldi a parte, quello che è accaduto a Bono è l’esatta fotocopia di ciò che ha vissuto Jovanotti qualche mese fa, quando il 14 aprile dopo aver fatto una tristissima marchetta pro-vaccini a Bologna durante un concerto dal vivo, gli viene un misterioso edema alle corde vocali che causa il rinvio della data successiva del 16 aprile.
Una laringite indica «spavento»: per quale motivo Jovanotti è «rimasto senza parole»? E’ stato minacciato? Gli hanno imposto di propagandare la bontà delle vaccinazioni?
Tornando ai diversamente-irlandesi, non tutti sanno che in occasione del loro tour alla «Mercedes Benz Arena» di Berlino, Bono avrebbe dovuto prendere una netta posizione sul tema dei migranti e contro le attuali correnti nazionaliste e sovraniste che stanno dilagando negli ultimi mesi in Europa.[3]
Il leader è stato chiarissimo a riguardo: nel corso del live berlinese, la band sventolerà fieramente sul palco la bandiera dell’Unione Europea, simbolo della coesistenza pacifica dei popoli, dell’integrazione e della cultura di un continente di cui la band è fiera di far parte[4].
In un’intervista esclusiva concessa al giornale tedesco «Faz», Bono ha motivato in modo più approfondito le ragioni di questa scelta politica: «l’Europa è un pensiero che deve trasformarsi in un sentimento» ha dichiarato l’artista irlandese.
Ufficialmente Bono sarebbe molto attento alle tematiche umanitarie, in realtà Vox e la band hanno completamente abiurato le loro origini, il cambiamento e la ribellione che incarnavano quando hanno iniziato a suonare.
La loro apparente perdita di memoria è giustificata da almeno 1 miliardo di buonissime ragioni…
La memoria però è perfetta quando si tratta di scegliere il deposito dei loro quattrini, visto che nel 2005 gli U2 trasferirono il domicilio fiscale della «U2 Limited» in Olanda, più esattamente nel paradiso delle Antille Olandesi, proprio mentre Bono denunciava il liberismo senza cuore di Dublino.
«Il debito pubblico mi fa rabbrividire» ha detto il cantante al quotidiano «Guardian», chiedendone la cancellazione, ma poi coprendo di elogi personaggi del Sistema stesso, come Clinton e Blair….

Quindi Bono è contrario al debito pubblico degli altri, ma quando i soldi sono suoi, fa di tutto per nascondersi al fisco e non pagare le tasse.
Ma forse qualcosa sta cambiando, e la sua voce ne è testimone….

Edema alle corde vocali
Va precisato subito che la laringe si attiva con lo spavento, mentre i bronchi con la minaccia.
Secondo le straordinarie «Leggi Biologiche» l’edema delle corde vocali con conseguente afonia è un processo infiammatorio che va a «riparare» una situazione nella quale si è provato uno spavento…qualcosa che ha «lasciato senza parole». Il sentito biologico (che precede lo stato coscienziale) è esattamente questo: un sussulto che attiva l’epitelio della laringe per permettere di «tirare dentro più aria per poi gridare più forte».
Quando arriva lo spavento la persona si sente ammutolita, senza parole, senza fiato.
E ovviamente basta una semplice telefonata per innescare il tutto…
Poi finalmente con il concerto si rimuove l’origine dello spavento, cioè quello che è stato imposto e/o minacciato, e la laringe va in «riparazione» creando edema e lasciando «senza parole» (esattamente la sensazione provata al momento del trauma).
Il cantante ha iniziato il concerto e – guarda caso – la voce lo ha abbandonato.
Caso da manuale.
Bono per caso è stato minacciato? O gli hanno «imposto» di farlo?
Per quasi tre decenni «nella sua veste di figura pubblica si è fatto megafono di idee elitarie, sostenendo soluzioni inefficaci, trattando i più poveri con superiorità e leccando il culo ai ricchi e ai potenti»[5], e ora cos’è successo? Come mai questo conflitto, forse sta cambiando qualcosa?

[1] Ansa, 3 settembre 2018, www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2018/09/02/bono-perde-la-voce-u2-interrompono-concerto-a-berlino-_cf3d206d-e929-47e5-92f4-b914e3141cbe.html

[2] https://www.lettera43.it/it/articoli/cultura-e-spettacolo/2014/01/13/bono-le-ombre-sul-cantante-irlandese/107887/

[3] «U2: Bono dichiara ‘sventoleremo la bandiera dell’Unione Europea durante il tour a Berlino’» http://www.soundsblog.it/post/513797/u2-bono-dichiara-sventoleremo-la-bandiera-dellunione-europea-durante-il-tour-a-berlino

[4] Idem

FOLLIE DELLE CLONAZIONI,VOGLIONO CLONARE RENZI.

Follie della clonazione: vogliono copiare Renzi!

AutoremarceellopamioPubblicato29 Agosto 2018FacebookApre in una nuova finestraWhatsAppApre in una nuova finestraTwitterApre in una nuova finestraGoogle+Apre in una nuova finestraCondividi


Marcello

La Scienza sappiamo non essere democratica, almeno così ci continuano a dire in tivù i «Muppet BusinesShow» del Sistema.
Quando però si tirano in ballo i soldi, tanti soldi, allora la Scienza diventa molto democratica.
Strano comportamento, vero?
Con 100.000 dollari. Poco importa se sei nero, bianco o giallo, gay o un pornoattore, se voti destra o sinistra, se fai vaccinare o meno tuo figlio, perché con quel gruzzolo puoi clonare il tuo animale preferito. Cosa c’è di più democratico di questo?
Hai un cane, un gatto, un pitone rosa o un’iguana in casa a cui sei affezionato? No problem, se cacci la grana te ne riproducono in laboratorio la copia genetica esatta, gene più, gene meno.

Dalla pecora al gregge
Sono passati 22 anni dalla famosa pecora Dolly, il primo mammifero clonato al mondo.
Al Roslin Institute in Scozia hanno dovuto usare 277 embrioni dei quali solo 29 sono cresciuti a sufficienza per essere impiantati nell’utero, e di questi uno ha attecchito generando la pecora.
Tutti conoscono la pecora, ma la sua triste esistenza non è nota a tutti: visse 6 “lunghi” anni pregni di atroci sofferenze; nel 2002 infatti a seguito di un’artrite che la torturava e una malattia polmonare incurabile (ignota) morì o forse venne soppressa.
Ecco l’epilogo “normale” che tocca a tutti gli animali clonati: si chiama invecchiamento precoce e i grandi luminari del codice della Vita lo devono ancora risolvere. Sembra quasi che sia la stessa Natura a voler mettere fine ad un tale abominio nel minor tempo possibile.
Oggi però – Dio e Natura a parte – il business più florido riguarda la clonazione dei cani.
Poco importa se andranno buttati nel cesso centinaia di embrioni ogni volta, come pure non interessa nemmeno dell’invecchiamento precoce onnipresente, perchè «business is business».
Montagne di soldi sommergono queste cosette.

La Sooam Biotech Research Foundation (http://en.sooam.com/about/sub01.html) di Seul è la prima azienda al mondo che fornisce un servizio di questo tipo ai suoi ricchi clienti: clona l’amico a quattro zampe. Secondo dati ufficiali nel 2009 ha clonato ben più di 1000 cani.
L’operazione è semplicissima (per modo di dire) e in due passaggi si fa tutto: basta fornire entro 5 giorni dalla morte dell’amico peloso, dei pezzetti di DNA, ed eseguire un bonifico di 100.000 dollari. Soprattutto questo ultimo è basilare per il risultato.
C’è chi, come ad esempio la cantante-attrice Barbra Streisand, non ha atteso la morte della sua amata cagnetta Samantha e l’ha fatta clonare, per sicurezza due volte. Oltre a Samantha ora si porta a spasso nella cesta pure Miss Violet e Miss Scarlett.


La Streisand ha avuto lo sconto e ha sborsato solo 50.000 dollari a clone, forse il personaggio famoso porta pubblicità indiretta alla società coreana, però poi si è un po’ lamentata dei risultati perché i cloni «di carattere non le somigliano», intendeva a Samantha.
Forse l’età della cantante le sta giocando brutti scherzi: pensare solo lontanamente che il clone del tuo cane sia identico in tutto e per tutto all’originale denota una visione della vita materialistica e assai limitata.
Quello che questa pseudoscienza allo sbando può fare in laboratorio è copiare un essere a livello cellulare, cioè riprodurre né più né meno come una fotocopiatrice una pagina della Divina Commedia. Il risultato fisico è identico, la pagina è uguale, ma il contenuto di quella pagina, le emozioni che Dante provava quando l’ha scritta e le emozioni che suscita in chi la legge non potranno mai essere copiate da nessuno.
Riescono a clonare un animale, ma non potranno mai e poi mai copiare il carattere, le emozioni, le esperienze (belle o brutte che siano), i traumi e tutto il suo vissuto, tutto il corredo spirituale non visibile e quindi non materiale.
D’altronde cosa ci si può aspettare da una scienza privata completamente dell’etica e della morale?
Una scienza totalmente disumanizzante gestita dalle industrie e portata avanti a parole dai pupazzi del Muppet BusinesShow….

Clonare macachi e uomo?
Questa pratica purtroppo si sta diffondendo, e oltre ai cani stanno clonando pure i primati.
Lo scorso gennaio la «Chinese Academy of Science Institute of Neuroscience» di Shanghai ha clonato i primi macachi: due femmine chiamate, con la straordinaria fantasia che contraddistingue i cinesi, Zhong Zhong e Hua Hua.
Il motivo degli esperimenti è presto detto: i macachi hanno un corredo genetico simile a quello dell’uomo per il 98%, quindi studiandoli si aprirebbero delle prospettive incredibili per la ricerca biomedica.
Culturalmente fermi al medioevo: la scienza continua col parallelismo tra «modello animale» e «modello umano», nonostante le differenze siano abissali e incolmabili.
Stiamo perdendo tempo e milioni di vite umane, perché la scienza e la ricerca medica sono concentrate sulla differenza più o meno minima nel numero dei geni tra l’uomo e l’animale, e questo nonostante le bastonate che la Natura continua a rifilare all’uomo da laboratorio.
Il corredo genetico umano per esempio sarebbe composto da 31.780 geni secondo il «Progetto Genoma Umano», quindi molto meno dei 100.000 che pensavano all’inizio.
Non solo, il lombrico per esempio ha 19.900 geni e la pianta «Arabidopsis» ne possiede quasi 26.000.
Il topo ha appena 300 geni meno di noi.[1] E allora? Possiamo dire che il topo e l’uomo hanno qualcosa da spartire? Si può seriamente pensare e scientificamente sostenere che la risposta ad una molecola chimica, da parte di un ratto nato e cresciuto in una gabbia (magari geneticamente modificato per sviluppare un cancro) sia uguale a quella di un bambino o di un adulto umano? Solo un malato di mente potrebbe continuare a sostenere questa farloccaggine, e purtroppo l’attuale scienza, quella non democratica, è basata proprio su questo gravissimo errore metodologico.
Cosa faranno se i camici bianchi scopriranno che il corredo genetico di una piattola (da “pilu pubico”) è di circa 30.000 geni? Useranno un nuovo «modello piattola-umana» per sconfiggere il cancro?
Infine dove mettiamo il carattere, le esperienze e gli aspetti psicologici-emotivi e spirituali dell’essere umano? Esattamente quelle cose che i fallimenti della clonazione stanno portando alla luce, ma che nessuno vuole far vedere…

Clonazione umana
Molti si stanno chiedendo: quando toccherà all’uomo?
Anche se ufficialmente la clonazione umana è vietata, chi è in grado di controllare cosa stanno combinando nei laboratori superprotetti?
Lo scenario che si apre ricorda molto da vicino la fantascienza portata sul grande schermo da film come «Alien la clonazione» (1997), «Il Sesto giorno» (2000), «The Island» (2005), «Non lasciarmi» (2010), «Never let me go» (2010) e altri.
Corpi fatti crescere in batteria come serbatoi per organi biologicamente e geneticamente uguali senza problemi di rigetto. Corpi vuoti, privi di coscienza, memorie, emozioni ed esperienze.
Un mercato di organi dal valore illimitato.
Prospettiva inquietante: cosa potrà mai accadere in Italia se qualche laboratorio avesse già fatto clonare personaggi come Matteo Renzi, riempiendo freezer sotterranei con le copie dell’attore toscano e pronti per rimetterlo in campo? In questo, unico nel suo genere, sarebbe possibile sostituire il senatore con il clone neutro, vuoto cerebralmente e spiritualmente, e nessuno si accorgerebbe della differenza…