Una voce nel caso Siri

Il caso Armando Siri ,scoppiato il 18 aprile 2019, riguarda l’inchiesta per corruzione nei confronti del sottosegretario leghista alle infrastrutture e ai trasporti,Armando Siri. Il senatore Siri è indagato dalla Procura di Roma per corruzione ; è accusato di aver ricevuto 30 mila euro,o una promessa di ricevere una tale somma, in cambio dell’approvazione di una norma specifica legata alla costruzione di impianti eolici.

Il caso sta mettendo a dura prova i rapporti all’interno della maggioranza di governo giallo-verde,ma anche la completa operatività del governo.Nelle settimane precedenti Lega e Movimento Cinque Stelle si erano schierati su posizioni opposte. Secondo la Procura avrebbe ricevuto una mazzetta di circa 30 mila euro per modificare una norma da inserire nel D.E.F. 2019.A fare da tramite ,l’ex deputato di Forza Italia e responsabile del programma della Lega,Paolo Arata, indagato per concorso in corruzione. Nel filone siciliano dell’inchiesta, sono in tutto nove persone indagate. Le indagini vanno avanti da più di sei mesi, nel quasi totale riserbo visto il coinvolgimento di un membro del governo. Quasi perché un giorno sì e l’antro anche leggiamo dichiarazioni di parlamentari Cinque Stelle che sembrano casualmente al governo. Paolo Arata è un docente universitario genovese e su di lui si sta indagando da tempo la D.I.A. di Palermo. I rapporti del professor Arata con l’imprenditore Vito Nicastri ,considerato il “re” dell’eolico siciliano sono al vaglio degli inquirenti. Nicastri era agli arresti domiciliari per la sua “vicinanza” al super latitante Matteo Messina Danaro. Nicastri ha più volte violato il divieto di uscire dalla propria abitazione, permettendo così agli inquirenti di scoprire le sue frequentazioni con Arata. Secondo i magistrati ,tuttavia, Siri non sarebbe stato a conoscenza dei legami di Arata con Nicastri. Lunedì 6 maggio spunta una nuova ombra sul sottosegretario Siri: la procura di Milano,come in una mano di poker, ha aperto un’inchiesta sull’acquisto del solito Armando Siri, di una palazzina a Bresso, nel milanese, con un mutuo presso una banca di San Marino,dell’importo di 585 mila euro ritenuti sospetti. Al momento anche questa inchiesta è senza ipotesi di reato ne indagati, ma buona per infangare un avversario. Siri è stato eletto senatore nel collegio dell’Emilia Romagna alle ultime elezioni politiche. E’ autore della proposta di legge per l’introduzione della flat tax, cavallo di battaglia di Matteo Salvini e della Lega,collaborando con il segretario della Lega sin dal 2014. Quello stesso anno, in seguito al crack di “Media Italia” ,società da lui stesso presieduta, patteggia una condanna a un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta. Siri successivamente negherà di aver commesso il reato ma di aver lo stesso patteggiato, poiché impossibilitato a fronteggiare economicamente le spese legali. Cosa questa che accade a molte persone innocenti, stritolate dai tempi biblici e dalle susseguenti spese processuali. Nel maggio 2015 Armando Siri viene nominato responsabile economico e della formazione del movimento “Noi con Salvini” . Il Movimento Cinque Stelle è tanto compatto nel chiedere le dimissioni di Armando Siri, quanto a coprire le gravi negligenze della sindaca Virginia Raggi. Ovviamente la dirigenza della Lega è compatta,come nei casi simili del PD nei casi in cui è stato coinvolto Renzi,oppure nei casi della “macchina del fango” con il coinvolgimento di Forza Italia e partiti/movimenti satelliti. La ministra Giulia Buongiorno ha anche detto :” E’ stato trattato dai media come un condannato in via definitiva”, ed è effettivamente vero che non è stato neanche rinviato a giudizio. C’è poi la direttiva UE 2016/343/UE del 9 marzo 2016 e le norme applicative che dovrebbero farci rendere conto di quanto siamo indietro nella gestione della Giustizia con la “G” maiuscola che tanto ci costa nei confronti di Bruxelles. Nel caso di Armando Siri,come nel caso di altri,troppi,casi di anonimi cittadini,che si vedono calpestati nei propri diritti,della propria libertà.Ingiustamente.

Aldo A.

2 commenti su “Una voce nel caso Siri”

  1. 28 forzisti sono indagati nella regione Lombardia, in Calabria la giunta regionale targata PD e’ inquisita, come peraltro il candidato governatore governatore. Siri, che di errori ne ha fatti tanti, mi sembra il nano tontolo buono per farci la porchetta. Un rigurgito di democrazia oppure tanta voglia di ammucchiata all’ombre di Magistratura Democratica con la benedizione di Bruxelles?

  2. A sinistra cercano un Salvini senza pugno chiuso ma pronto a farlo. La cosiddetta “democrazia variabile” che poi altro non è che il bastone e la carota. Ne più ne meno che una “dittatura mediatica che va da Berlusconi al patron di La7 alla RAI compresa. Un grande occhio per la solita “democratica” informazione piegata al potente di turno che,però, sta a Bruxelles ma parla franco-tedesco con gli inglesi che scappano. Forse.

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