L’Aquila dieci anni dopo

Non c’è nulla da celebrare. A dieci anni dal terremoto di L’Aquila , da quella scossa che alle 3.32 del 6 aprile 2009 causo la morte di 309 persone, lasciandone oltre 80 mila senza casa,la “ricostruzione” è più che mai un processo lento e confuso, fatto di promesse e normative che si rincorrono, qui in un centro storico che vantava oltre 1.200 attività ed oggi ne resistono a mala pena una ventina e dove neanche una scuola è sta ricostruita.

Il decennale del terremoto di L’Aquila può avere un senso se si investe nella prevenzione, facendo tesoro delle esperienze,positive o meno, maturate su di un territorio che vuole rinascere tra mille difficoltà e ostacoli burocratici, prima che sia troppo tardi. Secondo i dati della “Relazione sullo stato di avanzamento del processo di ricostruzione post-sisma della regione Abruzzo” ,presentata nel giugno 2017 e aggiornata al 31 dicembre 2016, per la ricostruzione a L’Aquila sono stati stanziati 21 miliardi di euro. Per concludere il processo di ricostruzione ne serviranno almeno altri 4 miliardi, portando la spesa complessiva ad almeno 25 miliardi di euro. Ad oggi però solo 12 miliardi sono stati richiesti,e soltanto 8,85 realmente stanziati. Tra gli esempi di monitoraggio a L’Aquila spicca quello denominato “Open Data” , con cui viene reso possibile monitorare le risorse economiche impegnate nel dopo terremoto: dall’emergenza post-sisma alla ricostruzione edilizia pubblica e privata, allo sviluppo economico. Se la ricostruzione privata procede a rilento, quella pubblica è praticamente ferma. Nessuna scuola del capoluogo è stata ancora ricostruita, e pensare che i i 48 milioni di euro previsti dal piano di ricostruzione sono già arrivati nelle casse del Comune dal 2012,ovvero da oltre 6 anni. Agli strumenti di monitoraggio pubblico si aggiungono quelli della comunità civile , come quello di Matteo Paganica che ha lasciato l’università per riprendere l’attività agricola dei nonni, ed insieme ad altri cinque giovani produce fagioli di Paganica. O come Alessandro , a Castel del Monte , dove alleva allo stato brado maiali,trasformando la carne anche in salsicce di fegato. Storie che dimostrano come nei territori colpiti dal sisma vi è la volontà di riprendersi la vita, la normalità. A Norcia, ad esempio,c’è gente che imparare dal passato, e dopo 3 anni di vergognoso stallo riparte con il mattone, ma questa volta antisismico. La vita ci insegna, sta a noi saperla ascoltare.

Aldo A.

Un commento su “L’Aquila dieci anni dopo”

  1. Il PD , come al solito, nel periodo che precede una qualsivoglia elezione, usa la SUA corrente di MAGISTRATURA Democratica per eliminare qualsiasi AVVERSARIO politico tra loro e il POTERE o, come in questo caso, il recupero elettorale che gli permetta di gridare “siamo tornando grandi” . Omettendo di sottolineare “LADRI DI FUTURO ” .

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