La crisi italiana

Come alcuni economisti hanno fatto notare,più che di crisi economica bisognerebbe parlare di declino economico,poiché l’impoverimento della nostra Italia procede con solerzia ormai da troppi anni.

Gli ostacoli che ne impediscono la crescita economica hanno caratteristiche strutturali.Quali potrebbero essere allora le soluzioni a questa crisi economica strutturale italiana?Le cause o gli eventi che hanno determinato questa crisi sono note e possono essere così raggruppate :

-cause contingenti,ovvero gli eventi che hanno fatto precipitare il già precario equilibrio della nostra economia,come le ripercussioni della crisi economica finanziaria internazionale del 2007 e le ripercussioni della crisi dei debiti sovrani del 2011 ;

-cause strutturali di economia politica generate dalla mancanza di adeguate politiche industriali e fiscali,tra cui la stagnazione della produttività del lavoro,l’impoverimento della classe media,ovvero le eccessive disparità nella distribuzione del reddito nazionale,la perdita di fiducia dei consumatori;

-cause strutturali generali e di sistema che hanno reso l’ambiente economico italiano inospitale,tra cui l’inefficienza della pubblica amministrazione,della giustizia,del welfare,del mondo del lavoro e della formazione e dell’eccessivo livello di corruzione,evasione fiscale,di debito pubblico,di tassazione in rapporto ai servizi erogati dallo Stato.Per fare delle ipotesi su quali potrebbero essere le strategie dell’Italia per uscire dalla crisi è necessario tenere conto delle relazioni che intercorrono tra il sistema economico italiano,l’Europa e il contesto mondiale,accettando implicitamente alcune teorie e modelli economici, con l’avvertenza che nessun modello macroeconomico è infallibile.I sistemi economici,le nazioni,gli individui sono in competizione tra loro per accaparrarsi le scarse risorse disponibili.Questa competizione economica ha generato lotte di potere ,colonialismi,guerre. Tuttavia oggi questa competizione economica avviene in un contesto meno cruento: la cosiddetta globalizzazione.Con essa gli operatori economici,che normalmente competono tra loro all’interno di un sistema economico,imprese e istituzioni finanziarie,sono costretti a competere anche con operatori provenienti da altri Paesi,da altri sistemi economici,finanche dittature riattate per l’occasione.La competizione economica non solo mette gli operatori in concorrenza ma li costringe a collaborare,a fare Sistema.Gli operatori economici tendono quindi a specializzarsi,a organizzarsi in sistemi complessi sia all’interno che fuori dai confini nazionali,Unione Europea.Avremo quindi un sistema economico nazionale che contiene sottosistemi come il sistema bancario,distretti industriali,organismi sovranazionali come il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.),L’O.C.S.E. ,la F.A.O. e altri ancora.Per un numero crescente di Paesi il buon funzionamento dell’economia nazionale è sempre più dipendente dalla capacità dei propri operatori economici di competere sui mercati internazionali,dall’efficienza dei propri sistemi e sottosistemi e dalla loro capacità di integrarsi con altri sistemi. Per restare competitivi gli operatori economici di un’economia globale ,oltre che innovare per proprio conto deve relazionarsi con gli altri.In pratica ,in una economia globale,la competitività non riguarda solamente gli operatori economici,ma anche le strutture economiche e sociali dei Paesi di provenienza,per noi la nostra amata Italia.E poiché il contesto economico globale muta continuamente,paesi che conquistano un peso economico crescente,nuovi operatori economici conquisteranno sempre più competitività.In Italia c’è stata scarsa attenzione da parte dello Stato,dei nostri governanti,nei confronti dell’efficienza del sistema economico ed uno scarso adattamento ai cambiamenti intervenuti dopo l’adozione dell’Euro.Il risultato è stato che il nostro sistema economico ha progressivamente perduto competitività nei confronti di stati,economie simili alla nostra.Parte degli operatori economici italiani sono riusciti a mantenere la propria competitività ,nonostante l’inefficienza del sistema,adottando strategie tese alla riduzione dei costi di produzione,come la delocalizzazione della produzione in Paesi emergenti.Questo ha determinato il progressivo impoverimento della classe media,la perdita di fiducia,il calo dei consumi,anche perché non sono stati bilanciati da una crescita degli investimenti.Anzi,le inefficienze di sistema hanno determinato un’ambiente “ostile” agli investimenti,che sono addirittura diminuiti.La soluzione della crisi italiana passa quindi attraverso il rilancio degli investimenti che,tuttavia,si potranno ottenere soltanto a condizione tornare ad attrarre gli investimenti privati,stranieri come italiani.Allo stato attuale un efficace programma di investimenti pubblici da finanziare in deficit non è praticabile,sia per i vincoli di bilancio imposto dal patto di stabilità che dai mercati internazionali.Per uscire dalla crisi si deve agire su due fronti :

-Attuare le riforme necessarie per rimuovere le caratteristiche recessive presenti nel nostro sistema socio-economico.

-Stimolare gli investimenti nell’economia italiana

-Occorre ammodernare ,sveltire e semplificare la pubblica amministrazione,migliorare il sistema welfare per diminuire il livello di tassazione dei redditi da lavoro e le imposte indirette sui consumi.Per poter realizzare riforme efficaci occorre quindi intervenire sul funzionamento delle istituzioni.Occorre una riforma istituzionale in grado di dare al Paese un Parlamento efficiente e un Governo efficace. Infatti a tutt’oggi il nostro il nostro Parlamento non è in grado di produrre leggi SEMPLICI ed EFFICACI,mentre il Governo incontra troppi ostacoli nel far applicare le leggi.La mancanza di crescita economica è soprattutto un problema di istituzioni che non funzionano o che non vogliono funzionare.

Aldo A.

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