Il prosciutto su gli occhi

Sfiorano il milione,ben oltre le ottocentomila,i prosciutti di Parma e San Daniele sequestrati su ordine delle Procure di Torino e Pordenone,perché ottenuti da maiali danesi,razza Duroc,non ammessi dai disciplinari dei Consorzi di tutela. I numeri sono quelli del rapporto 2018 e diffusi nel mese di maggio di quest’anno,dall’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari (I.C.Q.R.F.),del Ministero per le Politiche Agricole. Tutto è partito nel 2017 da due distinte operazioni avviate a tutela dei prosciutti a marchio D.O.P. ,dirette dalle Procure della Repubblica di Torino e Pordenone. Nello specifico,circa 480 mila prosciutti esclusi,tramite smarchiatura,dal mercato delle produzioni a Denominazione di Origine Protetta,oltre 500 mila cosce smarchiate di iniziativa da parte dei singoli allevatori. E’ anche vero che non molti di noi,quando andiamo dal nostro salumiere di fiducia,possiamo direttamente verificare la bollinatura  o la fatturazione.Sono invece trecento le persone coinvolte a vario titolo nelle indagini,con trentotto persone e sedici società rinviate a giudizio dalle due succitate Procure,accusate di vari reati come associazione a delinquere,frode in commercio nella forma aggravata trattandosi di prodotti agroalimentari a Denominazione di Origine Protetta,contraffazione dei marchi,truffa ai danni di Ente pubblico,rivelazione di segreto di ufficio. Il Ministero delle Politiche agricole,l’hanno scorso,ha poi sospeso le attività di due enti di certificazione,lo I.P.Q. e lo I.F.C.Q. ,che si occupavano di verificare rispettivamente la conformità dei prosciutti ai disciplinari del Parma e del San Daniele. Questo percorso delinquenziale inizia in un laboratorio per poi finire  sulle nostri tavole imbandite,iniziano nel 2014 con una fialetta contenente lo sperma di maiale danese della razza Duroc,fatto passare per italiano,quindi vietato secondo il disciplinare,per produrre prosciutti Parma e San Daniele. Quelli danesi sono animali che crescono in fretta,raggiungendo il peso previsto per la macellazione,con almeno due mesi di anticipo rispetto a quelli nostrani previsti dal disciplinare,e con una percentuale di massa grassa molto più bassa. Questo particolare comporta che l’allevatore delinquente risparmia tempo e danaro, e possono immettere prima prima sul mercato un prodotto meno grasso,meno costoso e,soprattutto,geneticamente non  italiano. Tutto questo la Procura di Torino lo scoprirà soltanto più tardi,a cavallo fra il 2016 e il 2017,quando metterà sotto inchiesta ,con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode commerciale,sette persone che a diverso titolo legate a due centri di produzione di materiale seminale suino,uno nel bolognese e l’altro nel cunese  . E’ intercettando le telefonate fra i sette indagati che gli inquirenti,guidati dal procuratore di Torino Vincenzo Pacileo,erede del più noto procuratore Guarinello,sono arrivati a bussare alle porte di almeno centoquaranta allevamenti di suini sparsi in tutto il Nord Italia,con in mano un decreto di sequestro per circa trecento mila cosce di prosciutto ,di cui 220 mila destinate al Consorzio di Parma e ottanta mila al Consorzio del San Daniele,per un danno commerciale superiore ai novanta milioni di euro e un’immenso danno di immagine. Il dieci percento della produzione annua dei due consorzi di tutela.In pratica,a fine 2018,le cosce smarchiate e sequestrate daranno  quasi un milione,ben oltre il 20 percento dell’intera produzione annua dei due prosciutti D.O.P. .Quattordici mesi dopo quei sequestri,nel maggio di quest’anno,le cosce sono bloccate nei magazzini,nonostante che quasi tutti gli allevatori indagati abbiano di fatto ammesso le proprie responsabilità. A Pordenone,nel frattempo,la magistratura  ha aperto per competenza territoriale una inchiesta gemella che ipotizza i medesimi reati. Per questo motivo dal primo maggio di quest’anno le attività di certificazione dei consorzi è stata commissariata dal Ministero competente e la procedura di controllo rivista,si spera in meglio. Di sicuro c’è che gran parte di quei trecento mila prosciutti,il dieci per cento della produzione nazionale,sono bloccati e saliti di numero,superando le ottocento mila unità.Questi,dopo la “smacchiatura” , potranno essere messe in vendita quale prosciutto crudo generico. Una volta di più viene dimostrato che,in assenza di un REALE controllo,la certificazione è soltanto carta straccia alla stregua dei tanti “Parmisan” che inondano ogni angolo del mondo,Italia compresa.

Aldo A.

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