Il M.o.S.E. a Venezia

La prima pietra è stata posata nel 2003. A 11 anni di stanza il Mose, l’infrastruttura che dovrà proteggere Venezia dall’acqua, è completa all’ 87 per cento. Ci sono voluti 5,5 miliardi per arrivare a questo punto e un altro miliardo è stato chiesto al governo per ultimare l’opera entro il 2016. Il Mose (Modulo Sperimentale Elettromeccanico) è un’opera di ingegneria idraulica pensata negli anni ’80 per difendere Venezia e la sua laguna dal fenomeno dell’acqua alta e specialmente da quelle superiori ai 110 centimetri fino a 3 metri. Il sistema è composto da dighe mobili e schiere di paratie sistemate alle 3 bocche di porto di Venezia Lido, di Malamocco e di Chioggia. Ossia i punti che collegano la laguna al Mar Adriatico. Le opere mobili sono costituite da schiere di paratie installate sul fondale delle bocche di porto. Quando invece è prevista una marea superiore alla quota di salvaguardia ,mareografo di Punta  della Salute, le paratie vengono svuotate dall’acqua mediante immissione di aria compressa. In questo modo queste si sollevano, ruotano attorno all’asse delle cerniere sino ad emergere. Con questo sistema si dovrebbe isolare temporaneamente la Laguna dal mare e di bloccare il flusso della marea. I lavori sono realizzati dal Consorzio Venezia Nuova, che opera per conto del Magistrato delle Acque di Venezia. Emanazione del Ministero delle Infrastrutture. L’idea nasce dopo  l’alluvione del 1966 che colpì duramente sia Venezia che la città di Dante, Firenze. Il progetto vero e proprio si concentra dagli anni ’80 ai giorni nostri. La struttura che dovrebbe proteggere Venezia e le aree urbane limitrofe,  sarà situata nell’Arsenale ed è già attiva, almeno a parole da diversi anni. La struttura operativa è in grado, almeno a sentire i dirigenti della sala operativa,con un anticipo  operativo di 3 giorni sull’evento stesso. Sogno o realtà ? A venezia ,il 29 Ottobre di quest’anno, con i 156 cm. sopra il livello medio del mare , l’acqua alta segna il quarto  valore assoluto dopo i 194 cm. della cosiddetta ” Aqua granda” , così la definiscono i veneziani, quella del 1966 che è stata la più terribile in assoluto.Allora fu un disastro ambientale ambientale e sociale  che non aveva precedenti dal secondo dopoguerra. Oggi a Venezia e nel nord, dal Veneto alla Lombardia , passando dalle Marche alla Sicilia e la Calabria, vi è la riprova dei nostri dissennati comportamenti, e di quelli della nostra classe politica nazionale e locale. L’intero globo terrestre è sotto attacco. Neanche questi eventi sono bastati a farci comprendere la fragilità di Venezia e del nostro ecosistema al quale la città lagunare non è certo estranea con la sua unicità che la rende un gioiello storico-ambientale. Un gioiello che è arrivato sino a noi seguendo le 3 regole antiche che l’hanno consegnata a noi : sperimentazione, gradualità e reversibilità. A Venezia è passata invece la “grande opera ” di ingegneria che avrebbe dovuto essere salvifica. E’ passato il M.o.S.E. , un sistema artificiale di sbarramenti alle 3 bocche di porto costituiti da 78 enormi paratoie cave giacenti orizzontalmente sui fondali ed a essi incerniate  che , riempite di aria, dovrebbero rialzarsi per contrastare l’entrata dell’acqua nella Laguna. Un opera che ha avuto una Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) talmente negativa che, invece di essere modificata e nuovamente sottoposta a verifica, è stata approva con un atto di imperio governativo e senza ulteriori verifiche tecnico-strumentali. Nel 1981 doveva costare 1.470 milioni  ed invece,ad oggi , è costata 5,5 miliardi di euro. Iniziata nel 2003 doveva essere completata nel 2014 e ad oggi si parla di un forse 2021. Il suo costo di esercizio e di manutenzione che inizialmente doveva essere di 10 milioni annui è stimato in non meno di 100-130 milioni di euro annui. Per essere prescelta ed essere consegnata ad un’unico concessionario, Consorzio Venezia Nuova, gli studi preliminari e definitivi,per la realizzazione delle opere e le verifiche  finali (unificazione dei compiti in un unico soggetto ) contraria ad ogni norma , anche europea) ha sottratto di fatto più di 1 miliardo di euro per tangenti e malaffare. Sulla funzionalità non esiste nessuna verifica e si lascerà comunque invariato l’allagamento di Piazza San  Marco, come si è visto anche negli ultimi accadimenti. L’opera non è ancora terminata ma ma già sono visibili i buchi nelle tubazioni e negli impianti . Il camminamento subacqueo si è già allagato, contrariamente a quanto previsto da una semplice mareggiata. Quello che più preoccupa è sulle paratie mobili, cuore tecnologico dell’intero sistema. Principia, una delle più serie società specializzate al mondo, che le ha esaminate per conto del Comune di Venezia,ha certificato , fornendo documentazione scientifica, che in alcune particolari condizioni di mare e di vento  non è possibile garantire  la loro stabilità con il rischio di collasso dell’intero sistema. La recente acqua alta di fine ottobre, dopo un lungo periodo di silenzio, tornano pressanti e interessate le pressioni mediatiche affinché  l’opera sia comunque completata. I fenomeni estremi riguardanti il clima, evidenziati  anche a Parigi il primo dicembre  2015  ,nel corso del quarto rapporto I.P.P.C. , durante il quale è stato sottolineato la pericolosità intrinseca  che il Il M.o.S.E. od altro sistema di sbarramento fisso comporterebbe e la laguna non sarebbe in grado di sopportare anche per l’elevato numero di chiusure annue e la contestuale carenza di ricambio delle acque della laguna stessa. Cessando ulteriori  al Il M.o.S.E.e stornandoli verso opere “alternative”si potrebbe da subito realizzare opere per le acque medio-alte :

  • Il rialzo dei fondali, differenziato per ogni bocca di porto in ragione del loro diverso utilizzo, ottenendo una ricaduta virtuosa di lasciare fuori le grandi navi incompatibili con la laguna stessa.
  • La costruzione fissa di un restringimento di ogni bocca di ingresso.
  • Il posizionamento removibile (solo nel periodo autunnale di maggiore frequenza di alte maree) di pontoni galleggianti affondabili contenenti paratoie “a gravità ” che funzionando con il sollevamento ottenuto con la forza del flusso entrante di mare,e non contro come nel  M.o.S.E. , non hanno bisogno di fondazioni e non presentano quei pericoli di instabilità del succitato  M.o.S.E.e  che potranno chiudersi parzialmente  con le maree medio-alte e totalmente con le maggiori, garantendo così i necessari ricambi dovuti alle maree. Opere queste che ridurranno la perdita in mare dei preziosi sedimenti dei fondali che stanno trasformando la laguna in un braccio di mare interno e che risolvendo le emergenze maree  di fatto consentiranno di ripristinare, almeno in parte, il naturale ecosistema lagunare. Questo ultimo scenario è di fatto la vera , sostanziale differenza  dal M.o.S.E. come è stato concepito sin dall’inizio, tra errori, omissioni e corruzione. E non ultimo un risparmio annuo non inferiori ai 100 milioni di euro. Le conclusioni le lascio a voi e alla vostra coscienza di cittadino e padre che vuole lasciare un futuro ai propri figli.                                Aldo A.

2 commenti su “Il M.o.S.E. a Venezia”

  1. Veramente è dal 1991 che ci mangiano sopra,ancora prima di posare la prima pietra.Se poi andiamo a pensare che i lavorei sono durati circa 23 anni ed andora siamo in alto mare e lungi dal terminare i lavori.Se avessero dato l’appalto della commessa ad una dittarella da 4 soldi avrebbero terminato l’infrastruttura nel giro di tre anni.La domanda sorge spontanea….Come facevano a rubare?

    1. Innanzitutto Mauro mi devo scusare per i diversi errori dovuti alla foga nello scrivere e nella febbre che mi perseguita ancora. Concordo pienamente nell’analisi fatta ma nello scritto ho voluto proprio sottolineare le diverse mancanze e particolarmente sottolineare nella parte finale dello scritto che vi era, e vi è ancora, la possibilità di rimediare alla beffa del danno economico e di quello idrogeologico. Certo e’ che bisogna fare in fretta per evitare che chi ha rubato,e ruba ancora, continui a farlo. Ma se non vogliamo il danno alla beffa bisogna modificare il progetto onde evitare di mandare sott’acqua quella unicità mondiale che è Venezia.Estrema durezza per i delinquenti che hanno amministrato la perla Venezia unito ad una messa in sicurezza idrogeologico. E GALERA PER I FARABUTTI !!!

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