Il dissesto idrogeologico e la politica

Il dissesto idrogeologico in Italia ha radici lontane ma viene certificato sicuramente nel 2012  dalla rivista Geologia dell’Ambiente, periodico della Società Italiana di Geologia Ambientale, nel quale ci relaziona del convegno del convegno “Dissesto idrogeologico – il pericolo geoidrogeologico e la gestione del territorio in Italia “. Convegno indirizzato in modo particolare ai tecnici e ricercatori( geologi, ingegneri, architetti, agronomi, forestali ecc. ) interessati alla problematica del dissesto idrogeologico per fornire (nel 2011 !!) un quadro aggiornato sulla (mala ?) gestione del nostro territorio, in gran parte soggetto ai pericoli di frane e inondazioni. A tal  fine si prevedeva in questo convegno il coinvolgimento di “decisori” (politici e amministratori pubblici) , del personale tecnico delle istituzioni pubbliche competenti nonché delle imprese  che operano in questo delicato settore. Il convegno  si concentrava inizialmente sui fenomeni franosi e alluvionali che continuavano (e continuano a tutt’oggi nel 2018) a colpire il nostro Paese, sull’occupazione da parte dell’uomo delle zone pericolose , sugli interventi strutturali per ridurre la vulnerabilità dei beni esposti, e di conseguenza il rischio idrogeologico , e sulla gestione dell’emergenza.Particolare attenzione è stata rivolta, così affermavano i relatori, agli interventi, agli interventi non strutturali per ridurre la vulnerabilità dei beni esposti (e di conseguenza il rischio idrogeologico) e sulla gestione dell’emergenza . Particolare attenzione, così scrivevano, sarà rivolta agli interventi non strutturali utili alla prevenzione del rischio idrogeologico. E noi sappiamo con quali benefici nel 2018.Nella seconda parte del convegno, così scrivevano, si intende focalizzare la discussione  su alcuni argomenti  specifici.  Da un lato (nel 2011)  si vuole valutare l’opportunità che anche in Italia, come in altri Paesi, si adottino forme di assicurazione  sui beni esposti al rischio idrogeologico, con possibili ripercussioni  POSITIVE sia sulla spesa pubblica in materia di difesa del suolo sia sulla responsabilizzazione  della popolazione. Così scrivevano sempre nel 2011. E poi  la relazione proseguiva : ” dall’altro canto si vogliono    individuare , alla luce dell’entrata in vigore del decreto legge n. 152/2006 e del Decreto Legislativo  n. 49/2010, attuazione della Direttiva  2007/60/CE, relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni , le competenze pubbliche in materia di DIFESA DEL SUOLO e possibilmente invitare le ISTITUZIONI PUBBLICHE a ILLUSTRARE  (?) le ATTIVITA’ (?) , i PROGRAMMI (?) e le PROBLEMATICHE(‘) riguardanti la CORRETTA GESTIONE DEL TERRITORIO, nonché ESEMPI (?) di BUONE (?) PRATICHE. Altro argomento, così scrivevano sempre nel 2011,è quello di della rilevanza dei fondi destinati agli interventi in materia della DIFESA DEL SUOLO, anche in considerazione degli accordi di programma tra il Ministero dell’Ambiente e la tutela del territorio e del Mare e le regioni. Si vuole, così scrivevano sempre nel 2011, ricordare che il corretto uso del territorio non dipende solo dall’esistenza  di buone leggi  ma,soprattutto, dalla loro corretta applicazione da parte delle Amministrazioni  Locali, dei tecnici abilitati e dai cittadini: senza la loro collaborazione virtuosa tra tali soggetti  sarà difficile ridurre il rischio idrogeologico nel nostro paese” .Così dibattevano nel 2011. Lascio a voi, donne e uomini del 2018, la considerazione di quanto è stato fatto e di quanto resta da fare per migliorare la situazione in cui versa signora Italia e di quali e quante responsabilità di tutto questo è da imputare direttamente a noi cittadini. E di come noi, con il nostro voto alle elezioni, nazionali e locali, possiamo fare per cambiare lo stato delle cose.

Aldo A.

3 commenti su “Il dissesto idrogeologico e la politica”

  1. Boccia del PD, dopo 5 anni e diversi disastri, vuole dare lezioni di buon governo a chi governa da meno di uno. E’ evidente che loro cl considerano Pirla Dementi. E forse hanno ragione. E noi teniamo Piero in panchina.

  2. A Firenze ci sono alberi che soffrono, e cadono, perché l’asfalto li soffoca sino a farli morire e stramazzare al suolo. A Firenze vogliono risolvere la problematica tagliandoli tutti. Come hanno iniziato con l pini della stazione Santa Maria Novella. E poi si sentono custodi nell’ambientalismo italiano. Meno asfalto e più materiale poroso che lascia respirare no ?

  3. In questo momento Renzi viene intervistato su La7 e sta facendo una filippica sul condono che vorrebbe fare il governo gialloverde. Fermo restando che sono nettamente contrario a questo tipo di provvedimenti vorrei far notare che lo stesso Renzi si visto condonare una villa fronte Piazzale Michelangelo praticamente lo stesso giorno della formalizzazione dell’atto. Ancora una volta costui si mostra per quello che e’ : Un ciarlatano venditore di pentole prestato, purtroppo, alla politica. Purtroppo e’ in buona compagnia.

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