Il prosciutto su gli occhi

Sfiorano il milione,ben oltre le ottocentomila,i prosciutti di Parma e San Daniele sequestrati su ordine delle Procure di Torino e Pordenone,perché ottenuti da maiali danesi,razza Duroc,non ammessi dai disciplinari dei Consorzi di tutela. I numeri sono quelli del rapporto 2018 e diffusi nel mese di maggio di quest’anno,dall’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari (I.C.Q.R.F.),del Ministero per le Politiche Agricole. Tutto è partito nel 2017 da due distinte operazioni avviate a tutela dei prosciutti a marchio D.O.P. ,dirette dalle Procure della Repubblica di Torino e Pordenone. Nello specifico,circa 480 mila prosciutti esclusi,tramite smarchiatura,dal mercato delle produzioni a Denominazione di Origine Protetta,oltre 500 mila cosce smarchiate di iniziativa da parte dei singoli allevatori. E’ anche vero che non molti di noi,quando andiamo dal nostro salumiere di fiducia,possiamo direttamente verificare la bollinatura  o la fatturazione. Continua a leggere Il prosciutto su gli occhi

Il PD e l’aeroporto di Firenze

La sentenza del T.A.R. che blocca l’iter amministrativo dell’aeroporto di Firenze Peretola è un atto che potrebbe aprire nuove prospettive nel contesto delle opere,più o meno utili,più o meno indispensabili,per l’Italia,e segnatamente per la Toscana,Firenze. Il T.A.R. toscano si è pronunciato sulla elevata mole di prescrizioni che supplivano alle carenze progettuali delle opere relative al nuovo aeroporto,annullando la Valutazione di Impatto Ambientale,la V.I.A., elaborata dai ministeri presieduti dall’allora ministro Galletti (U.D.C.) e Franceschini (PD). Tentiamo ora di spiegare il perché,su quali basi,di questa bocciatura,contenuta nella sentenza (Sezione I,n. 793/2019),alla V.I.A. (D.377/2018) ,del Masterplan 2014-2029,presentato da E.N.A.C. e Toscana Aeroporti S.p.A. ,che rappresenta un’esempio di come NON si dovrebbe procedere se vogliamo il bene del Paese. Come a suo tempo fu evidenziato il D.L. del 16 Giugno 2017,varato in seguito alla direttiva 2014/52/UE,ha modificato il procedimento  di V.I.A. rafforzandolo,ovvero favorendo l’azione a discapito del controllo. Continua a leggere Il PD e l’aeroporto di Firenze

Il Forteto e il PD

Oggi il Forteto è una fiorente cooperativa agricola toscana a pochi chilometri da Firenze . Tra le mura della fattoria di Vicchio,dove stagionano formaggi e distillano oli,un tempo paurosamente vicino hanno albergato storie di orrori di cui si è volutamente taciuto. A causa della dolorosa rinuncia delle istituzioni a oni forma di controllo,per la cecità di un sistema ‘malato’ che ha fatto gli interessi degli orchi e dei loro amici. Tutto ebbe inizio nel 1977 ,a Farneto,un piccolo comune in provincia di Perugia,dove trenta giovani occuparono un casolare ai piedi delle colline. A guidarli sono due comunisti toscani,Rodolfo ‘Foffo’       Fiesoli ,detto il ‘profeta per i suoi discorsi  ispirati e Luigi Goffredi ,’ideologo’   noto per le sue pionieristiche teorie ‘gender’ . Ex sessantottini che hanno in mente di fondare una comunità pastorale che viva del lavoro della terra e segua un percorso esistenziale improntato al rifiuto dei legami biologici e alla ricerca della famiglia ‘alternativa’. Continua a leggere Il Forteto e il PD

Il PD:l’Umbria e le altre

I giornali,i media,di una certa collocazione politica hanno “coperto” ,sino a quando è stato possibile,lo  scandalo dell’Umbria rossa PD con i titoloni su Salvini e l’incapacità,presunta o reale, di questo governo gialloverde. Lo scandaloso e arrogante gesto della presidente della regione Umbria Catiuscia Marini,che dopo aver dato le dimissioni da Presidente della regione per lo scandalo della sanita,in cui è coinvolta insieme con altri esponenti politici,e dirigenti regionali,nel momento di mettere al voto tale provvedimento,non solo non si è astenuta,come prassi e buona creanza vuole,ma ha votato contro le proprie dimissioni,e così facendo con una striminzita maggioranza,undici voti in tutto,le sue dimissioni annunciate sono diventate una burla,una pernacchia istituzionale al popolo umbro. Quello che deve valere per un sottosegretario della Lega,può non valere per Catiuscia Marini,presidente della Regione Umbria. Salgono così a cinque le regioni rosse travolte da inchieste a dirigenti locali e governatori in quota PD. Mentre i sondaggi sembrano rianimare questo partito, e la magistratura e  la giustizia democratica,come una lavatrice ripulisce l’ex sindaco di Roma Marino,nel partito orfano di Renzi e del tunnel del sotto attraversamento,torna nel partito la questione morale,ma questo vale solo per gli altri. Nicola E Zingaretti,fratello del “Commissario Montalbano”,da la fiducia alla magistratura, come il Papa da la benedizione dalla finestra di Piazza  San Pietro. Nicola Zingaretti commissaria il partito in mezza Italia,come in Abruzzo,Basilicata,Puglia e la Calabria,quest’ultima con il 73 percento delle case, in tutto od in parte,abusive. Macigni sulla campagna elettorale del Partito del Danaro. Del PD. Consuetudini clientelari e dinamiche potere,politico come economico. Appena poche settimane fa il PD aveva subito una storica sconfitta in Basilicata,regione dove governava da venticinque anni. Determinante l’inchiesta giudiziaria che a luglio aveva portato all’arresto del governatore Marcello Pittella. La solita storiaccia di concorsi truccati,raccomandazioni e la usata come ascensore sociale,potere per i soliti notabili locali di partito,parenti ed amici. A fine marzo si è votato per il rinnovo del Consiglio regionale,Pittella disarcionato dall’inchiesta sulla sanità lucana è tornato in Consiglio forte di oltre ottomila preferenze. La sua lista batte quella del PD. I suoi ex assessori regionali,indagati,siedono insieme a lui,nel Consiglio. Puglia. Emiliano,quello della ferrovia ad un solo binario,quella dei morti per lo scontro frontale tra due treni,quello dei fondi UE assegnati da questo onest’uomo di magistrato prestato alla politica. Emiliano è finito sotto inchiesta per una vicenda legata al finanziamento delle primarie del partito,quando il governatore sfidò Renzi e Orlando. Per la Procura di Bari due imprenditori,con interessi diretti sugli appalti della regione, pagarono la campagna elettorale dell’ex magistrato. Da qui l’abuso di abuso di ufficio. Emiliano,da bravo magistrato,si è sempre professato innocente,estraneo ai fatti. Guai per il PD anche in Calabria,dove c’è un’indagine anche per il presidente della regione,Mario Oliviero. Per lui,a suo tempo,venne disposto l’obbligo di dimora,a marzo annullato dalla Cassazione. L’indagine riguardava,riguarda,presunte irregolarità in due appalti gestiti dalla regione e per i quali la Guardia di Finanza,oltre ai presunti reati contestati a Oliviero,per gli altri indagati ,era stato riscontrato il reato di falso,corruzione e frode in pubbliche forniture. Dopo oltre tre mesi il Presidente Oliviero torna libero con un provvedimento della solita Cassazione,che potrà sfruttare in funzione in chiave politica per ricandidarsi nonostante le perplessità di buona parte del PD calabrese. Passiamo ora al terremoto di inchieste in Abruzzo,dove il tribunale di L’Aquila ha disposto l’archiviazione della posizione dell’ex presidente regionale Luciano D’Alfonso,oggi ripagato con un seggio senatoriale in quota PD. L’inchiesta era uno dei filoni seguiti dalla Procura della Repubblica sugli appalti della regione. Tra i principali,la gara di affidamento dei lavori di ricostruzione di Palazzo Centi,sede della Giunta Regionale a L’Aquila. Il primo ottobre si terrà l’udienza preliminare per un’altra vicenda in cui si rischia il processo,quello della Procura di Pescara,inerente una delibera di Giunta del 2016,avente come oggetto la riqualificazione e la realizzazione del parco pubblico di Villa delle Rose di Lanciano (Chieti),con le accuse di falso ideologico per aver falsamente attestato,stando all’accusa,la presenza del governatore in Giunta. E qui mi fermo perché ho finito l’inchiostro.

Aldo A.

Lucania,tra acqua e petrolio

La Basilicata,una regione antica,bellissima e fragile,che vive un paradosso:sino a qualche anno fa nessuno,o quasi,ne conosceva l’esistenza, se non dai cittadini italiani. Oggi,invece,la conoscono tutti :c’è Matera 2019 ,il da costa a costa a costa cinematografico,i capodanno RAI e,soprattutto ,un viavai di dirigenti di multinazionali che si incontrano nelle aree petrolifere,dell’eolico,del fotovoltaico,del nucleare e non ultimo,dell’acqua. L’ombelico del mondo di strani crocevia. Dirigenti che piombano qui,si accordano con il meglio (o peggio ?) dell’affarismo imprenditoriale,che incrocia la sua strada con quella della classe politica locale e nazionale. Crescita ? Forse che la bellezza di questi luoghi è stata rivalutata ? I lucani,ora tutti li conoscono,sono più felici? Nulla di tutto questo. Il passaggio dal buio dell’essere praticamente ignorati,alla luce,strumentale,della ribalta mediatica. Un paradosso inspiegabile per questa regione che vive ormai in una situazione di perenne emergenza in ogni settore:ambientale,economico,sanitario e demografico. Quello che occorrerebbe, invece,è una maggiore attenzione alla realtà più concreta,in particolar modo al ruolo strategico nel settore energetico,alle attività estrattive,che hanno prodotto significative alterazioni ambientali. Almeno l’80 percento del petrolio italiano si estrae in Lucania,in 9.995 kmq si concentrano 487  pozzi petroliferi,diciannove concessioni di “coltivazione”,sei permessi di ricerca accordati,una concessione di stoccaggio,136 km di oleodotto su cinque linee e ben tre centri di oli (impianti di prima desolfazione del greggio. Il primo a Pisticci,in Val Basento,un’area “sin” doe vengono smaltiti enormi quantità de reflui nell’impianto Tecnoparco,attualmente al centro di un processo detto “Petrolgate” dovuto alla contraffazione dei codici C.E.R . (Codici Europei Rifiuti).Il secondo ,il Centro Olio Val d’Agri (COVA),la piu grande piattaforma estrattiva in terraferma d’Europa. Il terzo,a Tempra Rossa,sta per entrare in funzione. Milioni di metri cubi di gas e ben 85 mila barili /giorno,che potrebbero diventare 104 mila,50 mila, forse 60 mila,si estrarranno a Tempra Rossa. Ma non finisce qui. Altre 17 nuove istanze di permesso di estrazione state presentate. Tutto questo accade in una regione molto ricca di acqua:il 70 percento del territorio lucano è occupato dai bacini di 5 fiumi lucani :il Bradano,il Basento,il Cavone,l’Agrie il Sinni.  Il restante 30 percento dai bacini di fiumi “interregionali” come l’Ofanto e il Sele a nord e il Noce a sud. A questi si devono poi aggiungerne molti altri corsi  di acqua minori e numerose sorgenti. Un miliardo circa di metri cubi annui vengono utilizzati,con un sistema di grandi opere idriche.16 invasi,oltre a traverse,captazioni di sorgenti,falde,impianti di potabilizzazione e sollevamento e reti di adduzione e distribuzione. Grazie a tutto questo la Basilicata fornisce acqua per uso potabile, irriguo e industriale anche alla Puglia e alcune aree della Campania e della Calabria, per un totale di circa 5 milioni di utenti.E tutto questo in un contesto di spreco generalizzato. In fase di ricerca ed estrazione,con trivellazioni profonde migliaia di metri si estraggono,insieme al greggio,anche sostanze radioattive e inquinate chimicamente che spesso vanno a contaminare le falde attraversate. Negli ultimi anni è stato più volte vietato l’uso di pozzi e sorgenti in molti comuni della Lucania. Numerose analisi di acque e sedimenti della diga del Pertusillo, che fornisce acqua alla Puglia,hanno evidenziato la presenza di idrocarburi e metalli pesanti e nei pesci sono stati rilevati contaminanti industriali e cianotossine . Da quanto sinora scritto è facile comprendere la centralità strategica della Basilicata nella corretta gestione delle risorse come l’acqua e l’energia,in un contesto di sempre maggiore penuria. La nostra classe politica,nazionale e locale,sarà capace e onesta nel dare la giusta direzione ? E noi cittadini,elettori o meno,penseremo alle generazioni future nel momento del voto,da quello locale a quello    nazionale ?

Aldo A.