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buonasera,Vaccini: FATTI, MISFATTI, BUGIE E SOTTERFUGI
By Archimede on 04.11.15 16:45 | Permalink | Commenti (0)
FATTI, MISFATTI, BUGIE E SOTTERFUGI

04/11/2015 |

Una carrellata sull’inchiesta che “Famiglia Cristiana” sta conducendo con molto coraggio e rigore sui vaccini influenzali e sulla recente escalation delle coperture vaccinali in “calo”. L’informazione allarmistica, ancora una volta, è finalizzata ad orientare scelte altrimenti non giustificate dai fatti e che poco hanno a che fare con il bilancio di salute della popolazione, in particolare di quella infantile, il tutto lautamente finanziato nel PNV con investimenti che superano quasi del 100% quelli previsti attualmente.

L’ottima giornalista Alessandra Fabbretti [1], inizia un’inchiesta interessante con l’articolo di Famiglia Cristiana pubblicato lo scorso 25 agosto, dal titolo “Vaccini, l’imperativo: informazione e assicurazione (per i medici)” [2]. In questo articolo vengono sottolineati in sostanza i seguenti fatti:

⇒ Lo Snami (Sindacato dei medici di famiglia) richiederà alle Regioni una polizza assicurativa per i medici che vaccinano contro l’influenza, affinché siano tutelati “da rischi legali e professionali”;

⇒ Si sollecitano anche “informazione ai colleghi perché espongano nella sala d’aspetto degli ambulatori la scheda tecnica del vaccino da inoculare e raccolgano la firma del consenso informato in cui siano ben chiari gli effetti collaterali del farmaco”;

⇒ Inoltre, di andare a vaccinare negli ambulatori pubblici quando non si è dotati di frigorifero con doppio termostato, di frigo portatile per il trasporto dei vaccini e strumentazione per la rianimazione;

Se l’ultima delle questioni dovrebbe essere una disposizione apparentemente “ovvia” (ma, a quanto pare mai chiarita in dettaglio nei protocolli che la stragrande maggioranza delle regioni inviano alle ASL e ai medici che vaccinano) per garantire l’efficacia e la sicurezza dei vaccini, le prime due risuonano fragorosamente del vuoto che permea la corretta e completa informazione sugli stessi, sia per la popolazione ma anche per gli operatori sanitari stessi che li somministrano.

ADUSBEF [3] e Federconsumatori con un comunicato del 15 ottobre 2014, all’apertura della campagna di vaccinazione antinfluenzale, chiedevano il rispetto della catena del freddo, sollecitando inoltre “controlli e verifiche da parte delle Asl”, dalle quali però Lilly Chiaromonte (responsabile sanità di Federconsumatori) ha dichiarato di “non aver mai ricevuto chiarimenti in merito”.

Perché quindi, ci chiediamo, si punta così tanto l’attenzione sulla tutela dei medici, come pure sull’acquisizione del consenso informato alla vaccinazione quando si millanta nello stesso tempo una sicurezza pressoché totale (nonché efficacia) delle stessa? Forse ci sono dei dubbi?

Peraltro, pur essendo un atto dovuto e corretto esporre la scheda tecnica del vaccino, quali sono le concrete possibilità del cittadino di acquisire una reale consapevolezza del rischio a cui si espone con la vaccinazione? E poi, per curiosità, quali sarebbero i rischi legali e professionali a cui i medici vanno incontro?

“Famiglia Cristiana” prosegue il 18 ottobre con l’articolo “L’inchiesta – calo nelle vaccinazioni influenzali: di chi è la responsabilità?” [4] e la premessa è piuttosto chiara:

dalle modalità con le quali tale campagna viene condotta emergono delle incongruenze che permettono di capire meglio il motivo di questo calo di fiducia repentino e generalizzato. L’uso improprio di termini, dati statistici, denaro pubblico e segnalazioni (provenienti da medici e/o cittadini riguardanti gli eventi avversi connessi ai vaccini) stanno danneggiando la reputazione di questa pratica

L’incipit è sempre la sequela di morti annunciate dal solito oracolo che puntualmente dà inizio alle danze macabre dei dati sparati a caso: il lancio dell’ansa del 27 ottobre scorso “Influenza: colpisce un italiano su 10, in arrivo vaccini, da 5 a 8 milioni di casi l’anno, 8000 le morti correlate” [5] quando in realtà le morti per influenza registrate alla fine della stagione invernale 2014/2015 sono state 163 [6]. L’anno prima (stessi annunci …) erano state 16 [7].

Come evidenzia la giornalista di “Famiglia Cristiana”, nel Report n. 153 del 10 settembre 2015 di Eurostat [8] (l’Istituto di Statistica europeo, con sede a Lussemburgo) sono riportati i casi di morte nei Paesi dell’Unione Europea per malattie legate all’apparato respiratorio registrate nel 2012: 670 mila casi (su una popolazione di oltre 500 milioni) e tra questi, solo lo 0,3% è riconducibile ai virus dell’influenza, ossia 2.286 persone … in tutta Europa.

Non si sottrae alla disinformazione nemmeno l’attuale presidentissimo dell’ISS, Walter Ricciardi, che alla fine della stagione influenzale 2014/2015 dichiarava candidamente “Stiamo facendo uno studio per valutare gli effetti del calo delle vaccinazioni, ma i risultati preliminari ci dicono che un eccesso di mortalità c’è stato: oltre agli 8 mila morti che sono la norma ogni anno, ce ne sono state alcune centinaia in più”. Ripeteva le stesse cose anche in un lancio dell’ANSA del 23 ottobre scorso [9]. Insomma, una volta annunciati questi morti sono acquisiti in automatico dal sistema istituzionale, senza curarsi nemmeno di verificare i dati pubblicati dallo stesso istituto di cui si è Presidenti!!!

Come si può leggere ancora dall’articolo, dal rapporto sull’influenza 0030282-17/11/2014-DGPRE-COD_UO-P [10], Influenza – Aggiornamento 223 del 3 novembre 2014 – il Ministero della Salute afferma che dei 31.820 ammalati analizzati dall’Organizzazione mondiale della Sanità, solo 1.318 avevano contratto un virus influenzale. In Italia, la percentuale era stata del 23%, mentre nella precedente stagione 2012/2013 era il 39%. In sostanza le segnalazioni, che vengono periodicamente raccolte e che confluiscono nel bollettino Flunews, non distinguono numericamente le influenze dalle cosiddette ILI (Influenza like-illness), ovvero nel contenitore “influenza” si fanno rientrare anche le sindromi influenzali, distorcendo i numeri che così aumentano a dismisura. Questi sono i dati che poi vengono utilizzati per promuovere le campagne di vaccinazione influenzale.

Infatti la famosa cifra degli “8000 morti” è proprio il dato messo a disposizione dall’Istat, e che consiste nella somma delle morti per influenza e polmonite: la grafica aiuta a comprendere meglio tutto questo gioco del pallottoliere (immagine dall’articolo di Famiglia Cristiana, http://m.famigliacristiana.it/articolo/l-inchiesta—calo-nelle-vaccinazioni-influenzali-di-chi-e-la-responsabilita.htm),

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L’articolo di “Famiglia Cristiana” continua osservando che persino la Corte dei Conti ha duramente contestato (parere emesso nel 2010), i costi (non solo economici) dell’allarmismo creato dagli organi sanitari rispetto alla diffusione del virus influenzale H1N1 (la famosa “pandemia” del 2009):

A pericolo ormai scongiurato, sarebbe facile trarre conclusioni semplicistiche e per certi versi scontate, sulla sostanziale inutilità delle costose misure poste in atto per affrontare un pericolo di fatto rivelatosi inesistente e, quindi, sarebbe fin troppo ingeneroso criticare le scelte effettuate sotto una comprensibile pressione psicologica. Non possono essere, tuttavia, taciute o sottovalutate le molteplici perplessità che hanno animato la sua storia, anche quando i timori apparivano reali e concreti, seppure inseriti in un clima da subito apparso, ad una visione oggettivamente più disincantata, fin troppo allarmistico ed indirizzato

Terza Puntata: 21 ottobre 2015. Questa volta l’articolo della Fabbretti si intitola “L’inchiesta 2 – vaccino anti influenzale. Quanto costa? E quanto protegge?” [11].

Citiamo:

Ogni anno il Sistema sanitario nazionale acquista circa 10 milioni di dosi, con un costo, nel 2014, di 39,1 milioni di euro. A questo, vanno ad aggiungersi i costi che ogni regione spende per promuovere la campagna vaccinale, tra i quali rientrano anche i compensi e gli incentivi che ogni medico o pediatra riceve in base al numero effettivo di pazienti che ha vaccinato: tale bonus, a seconda della Asl di riferimento, va dai 6 ai 10 euro per ogni dose somministrata. Ipotizzando che ogni dottore ne somministri a circa 100 pazienti, il suo compenso ammonterà in media tra i 600 e gli 800 euro … A tutti questi costi si aggiungono poi le spese del coordinamento operativo tra Asl e medici, per la raccolta e gestione dei dati, e infine l’analisi dei dati stessi, che coinvolge tre istituzioni diverse: l’Istituto Superiore di Sanità, il Flunews, e l’Osservatorio influenza (centro che si avvale del contributo di tre case farmaceutiche produttrici di vaccini, Glaxo SmithKline, Sanofi Pasteur Msd e Novartis Vaccines). Stabilire il totale tuttavia non è semplice …

Grazie al fatto che i costi accessori sono in carico alle regioni e che, a quanto pare, la regione Lazio ha stanziato 17 milioni di euro, di cui 8,28 sarebbero destinati all’acquisto dei vaccini, i restanti 8,72 sono da ridistribuire per le suddette “spese per la remunerazione dei medici, di gestione e di coordinamento”. Facendo un rapido calcolo basato sul numero di abitanti per regione possiamo stimare che la spesa complessiva di questa operazione si potrà aggirare sui 175 milioni di euro. Ne varrà la pena ?

L’efficacia: già ad ottobre 2014 ci furono le prime avvisaglie che il vaccino antinfluenzale non sarebbe stato così efficace come previsto e la conferma ci fu tra dicembre e gennaio 2015 da parte del CDC di Atlanta [12]. Ma il vaccino verrà distribuito e proposto ugualmente anche a fronte di queste evidenze, allungando di un mese una campagna che doveva, come da indicazioni ministeriali, finire a dicembre.

In accordo con quanto pubblicato dall’ISS, possiamo vedere dalla figura seguente come si sono evoluti i virus influenzali nella stagione invernale precedente:

201511041637.jpg

Riportiamo il commento dell’articolo di Famiglia Cristiana:

Il grafico mostra i vari sottotipi di virus influenzali che hanno circolato da ottobre 2014 ad aprile 2015: a febbraio la percentuale degli ammalati aumenta, ma se si osservano bene i dati, da febbraio (cioè dalla 5° settimana in poi) è il virus B a diventare il più diffuso. Virus contro cui il vaccino non poteva garantire copertura. Ma ancora più interessante è osservare che, dalla 48° settimana, quindi da metà novembre, il virus circolante prevalente è il tipo A “non sotto tipizzato”: neanche contro questo il vaccino era efficace. Eppure quello che le autorità sanitarie dichiarano in quei giorni è che la riduzione delle vaccinazioni è la sola causa dell’aumento degli ammalati, come ha fatto il già citato Walter Ricciardi, il 15 aprile scorso …

Sempre riguardo all’efficacia vorremo ricordare il lavoro di Huong Q. McLean, Mark G. Thompson, Maria E. Sundaram, Jennifer K. Meece, David L. McClure, Thomas C. Friedrich, and Edward A. Belongia, “Impact of Repeated Vaccination on Vaccine Effectiveness Against Influenza A(H3N2) and B During 8 Seasons” [13] che riguarda gli effetti della continua rivaccinazione contro l’influenza e conclude:

… la protezione indotta dal vaccino è stata maggiore per gli individui non vaccinati durante i precedenti 5 anni. Sono necessari ulteriori studi per capire gli effetti a lungo termine della vaccinazione somministrata annualmente…

Arriviamo così all’articolo del 1 ottobre scorso, “Crollo dei vaccini pediatrici? I dati lo smentiscono” [14].

In questo ultimo articolo la Fabbretti entra finalmente nel merito della vergognosa campagna di disinformazione scatenata dall’ISS, Ministero, Associazioni di categoria varie e di cui ci siamo occupati in diversi comunicati recenti [15][16][17][18][19][20].

Ecco i punti fondamentali riportati nel testo dell’articolo:

⇒ L’ultimo rapporto sull’argomento è dell’Agenzia italiana del Farmaco (AIFA), di marzo scorso [21], rende note le percentuali sulle vaccinazioni pediatriche relative al 2013 (tra cui le obbligatorie, n.d.r.), tutte superiori al 95%;

⇒ Nello stesso rapporto AIFA vengono riportati anche i dati relativi alle reazioni avverse e ai decessi da vaccino antinfluenzale: 8 morti e 433 reazioni gravi;

⇒ Non deve stupire il fatto che questo studio illustri i dati relativi al 2013 perché, oltre ad essere gli ultimi resi noti, sono stati analizzati e confermati lungo il corso del 2014, come riportano le fonti scientifiche citate nello studio stesso, e che infine è stato pubblicato nel marzo del 2015. Si tratta di quell’arco temporale necessario tra la raccolta dati e la loro elaborazione e verifica, che ci rassicura sull’affidabilità dei dati stessi (quindi i dati forniti in questo momento per l’anno 2014 rischiano di non essere precisi, soprattutto se parliamo di frazioni percentuali, n.d.r.);

⇒ Nonostante questo, il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), Walter Ricciardi, dichiara in un lancio ANSA del 20 ottobre scorso che “Negli ultimi anni in Italia ci sono stati 19 milioni di vaccinati e solo 5 reazioni allergiche, nessun morto. Questi sono i dati sui vaccini” [22]. Non commentiamo poi quello che dice sui dati americani negli ultimi dieci anni, basta ricordare quanto dichiarato dal pediatra Bob Sears [23] lo scorso febbraio: “Ogni anno negli Stati Uniti sono da 3.000 a 4.500 le reazioni avverse gravi ai vaccini segnalate presso i Centers for Disease Control. Reazioni non lievi. Gravi reazioni che comportano ospedalizzazione, ricoveri nei reparti di terapia intensiva o causano una invalidità permanente o la morte”.

Tutto era iniziato lo scorso 5 ottobre con il comunicato stampa N° 19/2015 [24], “Istituto Superiore di Sanità: coperture vaccinali in calo, fenomeno preoccupante che può diventare drammatico. Urgente l’approvazione del nuovo Piano Nazionale per la Prevenzione Vaccinale, dichiarazione del Presidente dell’ISS Walter Ricciardi”. Comunicato in pieno stile allarmistico, privo di dati numerici precisi sulla copertura dei vaccini obbligatori ma, paradossalmente preciso nel fornire numeri dei facoltativi di cui chiede l’estensione dell’obbligo nel nuovo PNV, auspicando una singolare alleanza fra medici, operatori sanitari, ricercatori e industria”. Ma che ci farà l’industria in un ambito istituzionale al servizio dei cittadini?

A questo proposito importante ed autorevole è l’intervento del dott. Demicheli [25] (citato nello stesso articolo di Famiglia Cristiana”) dell’organizzazione dell’organizzazione Cochrane Collaboration [26] e apparso qualche giorno fa sul sito web del Sole 24 ore: citiamo,

Più informazione e trasparenza: evidentemente, l’esperienza indicata non è stata sufficiente e anche nel caso del nuovo calendario dei vaccini si corre il rischio di alimentare quella che viene definita la “teoria del complotto”. D’altronde non potrebbe essere altrimenti dal momento che il calendario riportato all’interno del Piano nazionale di vaccinazione è la copia fedele del “calendario per la vita” sponsorizzato dalle industrie del farmaco. Non solo, il piano di vaccinazione in scadenza prevede, prima di introdurre nuove inoculazioni, un processo decisionale trasparente basato su una valutazione delle priorità effettuato da istituzioni indipendenti. Perchè quello proposto dal Ministero non ha seguito lo stesso percorso e non contempla analoghe valutazioni? Nel corso del 2014 le regioni hanno chiesto all’Istituto superiore di sanità (ISS) alcuni pareri sull’efficacia dei nuovi vaccini contro le patologie batteriche invasive, meningite meningococcica B e infezioni da pneumococco nell’anziano. In entrambi i casi l’ISS aveva fornito valutazioni contenenti numerose criticità, ma nonostante questo i due vaccini sono rientrati tra i trattamenti previsti nel nuovo calendario. Ma le analisi critiche non si fermano qui. Il dibattito è aperto anche rispetto al vaccino del Papilloma virus da proporre ai maschi, siano essi infanti o adulti. La stessa cosa si può dire per il Rotavirus che sarebbe sufficiente utilizzare nei neonati ad alto rischio (pretermine e a basso peso), ma che il nuovo piano prevede per tutti.

Il dott. Demicheli rincara poi la dose osservando che, per garantire una simile copertura occorrerà sicuramente metter mano al portafoglio:

Ebbene, la spesa annua prevista per l’attuazione del piano ministeriale è pari a 620 milioni di euro, circa 300 in più rispetto a quello attualmente in vigore. Fermo restando il problema delle coperture, dovuto all’indeterminatezza della legge di stabilità, c’è da chiedersi se, sulla base di quanto riportato sopra, sia un investimento ben riposto.

La reazione non si è fatta attendere: i baroni della nostra sanità pubblica hanno immediatamente levato le loro proteste e minacciano querele [27]. Riportiamo il punto più significativo di questa replica,

… nel testo del suo articolo, contenente considerazioni assolutamente opinabili, il Demicheli afferma che “il calendario del piano è stato fedelmente copiato dal “calendario per la vita” sponsorizzato dalle industrie del farmaco”.

Questa affermazione, oltre ad essere falsa, è pericolosissima per la Sanità Pubblica, perché, provenendo da un dirigente pubblico che dovrebbe contribuire a fornire informazioni veritiere all’opinione pubblica, genera l’idea o lascia supporre che responsabili istituzionali, scienziati, medici e operatori che hanno contribuito alla stesura del Piano hanno operato semplicemente in base a una spinta sponsorizzatrice o peggio corruttiva da parte delle industrie produttrici di vaccini, invece che all’evidenza scientifica e all’interesse dei cittadini, che sono stati invece gli unici punti di riferimento per l’elaborazione del Piano.

Coda di paglia? Recentemente (settembre 2015) è stato pubblicato un lavoro molto interessante [28] su “Corporate Europe Observatory” dal titolo “Policy prescriptions: the firepower of the EU pharmaceutical lobby and implications for public health, Prescrizioni politiche: la potenza di fuoco della lobby farmaceutica europea e le implicazioni per la salute pubblica”. Dalla sintesi di questo lavoro apprendiamo che:

L’industria farmaceutica – comprese le società, le associazioni e le prime dieci imprese di pressione che vengono utilizzate per questi scopi – hanno una spesa dichiarata per lobby verso i governi europei di circa 40 milioni di euro. Questo dato è circa 15 volte superiore rispetto alle spese della società civile e delle associazioni dei consumatori, che lavorano per la salute pubblica o per l’accesso ai farmaci.

Insomma, da qualsiasi parte la si guardi questa è una storia che puzza, e non poco: evitiamo di tapparci continuamente il naso per non sentirla, perché a forza di farlo, prima o poi dovremo smettere di respirare!

[1] http://www.famigliacristiana.it/autor

Un pensiero su “VACCINI,fatti,misfatti e bugie.”

  1. “Ogni anno il Sistema sanitario nazionale acquista circa 10 milioni di dosi, con un costo, nel 2014, di 39,1 milioni di euro. A questo, vanno ad aggiungersi i costi che ogni regione spende per promuovere la campagna vaccinale, tra i quali rientrano anche i compensi e gli incentivi che ogni medico o pediatra riceve in base al numero effettivo di pazienti che ha vaccinato: tale bonus, a seconda della Asl di riferimento, va dai 6 ai 10 euro per ogni dose somministrata. Ipotizzando che ogni dottore ne somministri a circa 100 pazienti, il suo compenso ammonterà in media tra i 600 e gli 800 euro .”
    E’ solo una questione di profitto,della salute del cittadino,adulto o bambino che sia,frega il giusto cioè nulla.Lo spot della Lorenzin con i suoi bambini,la vaccinazione di massa,i media con giornali e televisioni che si citano l’uno con l’altro come fonti attendibili,tutto questo per spartirsi l’enorme somma per una vaccinazione preventiva e generalizzata buona solo per rimpolpare il proprio conto bancario fregandosene della salute del cittadino.
    La sanità è in bancarotta perchè tutti volgono lo sguardo dall’altra parte e la colpa è di noi cittadini che affermiamo :”tanto non sono soldi miei..” .E fingiamo di crederci.

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