LA CORRUZIONE NELLA SANITA’

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Corruzione nella sanità un fiume di miliardi
By Archimede on 30.11.15 12:05 | Permalink | Commenti (0)
Corruzione nella sanità un fiume di miliardi /5

Tangentopoli, Sanitopoli, Farmacopoli, Ticketopoli…La corruzione nella sanità non solo è senza fine, ma trova sempre altri meandri dove infilarsi per raggirare lo Stato. L’ultimo scandalo del ticket “fantasma” è stato reso pubblico giovedì scorso: almeno 100 milioni di euro sarebbero stati sottratti alle casse del Lazio, usando i dati dei malati per chiedere alla Regione i rimborsi per esami mai fatti, oppure gonfiando le fatture da parte di laboratori e cliniche.

Oggi possiamo dire che anche nella Sanità c’è un “mondo di mezzo”, nel quale la truffa trova un terreno molto fertile. In questo spazio si muovono, fianco a fianco, le professioni più diverse. Alcune le conosciamo bene, come i camici bianchi, gli infermieri, i farmacisti. Altre le incontriamo di solito negli studi dei nostri medici di famiglia. Persone, più uomini che donne, vestite in modo sobrio, formale, con abiti di colore scuro e sempre una capiente borsa in mano. Raramente danno confidenza ai malati che aspettano di essere visitati o di ritirare la ricetta rosa. Forse vogliono passare inosservati. Eppure un tempo erano i dominatori dell’aria che si respirava nelle sale d’attesa, negli ambulatori. E riuscivano ad influenzare – in nome e per conto delle aziende – le scelte terapeutiche, quasi a prescindere dal valore curativo dei farmaci prescritti. Adesso hanno perso potere, il loro ruolo è in crisi, sembrano destinati a scomparire quasi del tutto, sorpassati, anche grazie a internet, al cambiamento del prodotto da piazzare, alla crescente importanza dei farmaci equivalenti.

Gli informatori scientifici farmaceutici (Isf) negli anni Ottanta del secolo scorso furono tra i protagonisti della sanità italiana. Nei Novanta subirono le conseguenze di Tangentopoli che piegò le capacità operative di parecchie aziende, riprendendo poi quota nel Duemila: quindici anni fa erano circa 34 mila. Ora sono meno della metà. Tuttavia, nel bene e nel male, sono stati loro a incanalare nella direzione commerciale migliore il “dio farmaco”, facendo gonfiare i fatturati delle industrie nazionali e internazionali. Ma il loro “modus operandi” è stato spesso eccepibile. E al centro di un numero infinito di indagini sulla corruzione legata al cosiddetto comparaggio, finalizzato a corrompere medici convenzionati del Servizio sanitario nazionale, arrivando ad offrire denaro per ottenere la prescrizione dei farmaci venduti dalle ditte rappresentate. Non è un luogo comune dire che non pochi informatori sono stati, per parecchi anni, corruttori per conto terzi, e che troppi medici si sono fatti corrompere con estrema facilità.

A chi non conosce questo “mondo di mezzo” appare strano che la prassi lavorativa “irregolare” venisse largamente accettata e condivisa. Ma per un lungo periodo di tempo, ciò che contava di più nella scelta da parte del medico non era la qualità del farmaco, perché non si decideva quale prodotto prescrivere in base all’efficacia e al costo, bensì grazie alla potenza economica del marchio, della “griffe” e alle abilità persuasive dell’informatore. Che oltre a spiegare i meriti di una medicina, pensava anche al marketing, come raccontò una gola profonda nel suo libro “La Mala-Ricetta” (Fratelli Frilli Editori). L’autore, Informatore Anonimo, scriveva 15 anni fa: “Gli attuali informatori non informano proprio niente, devono vendere. Essi sono misurati in base al numero di pezzi venduti, forniti da apposite società e vengono valutati, quotidianamente, non in base alle competenze scientifiche o alle capacità di spiegare correttamente le proprietà farmacologiche di un farmaco, ma unicamente in funzione del numero di scatolette vendute nel territorio di sua competenza. I mezzi di controllo si sono affinati a tal punto che l’ultima novità consiste in un sistema di monitoraggio delle vendite, farmacia per farmacia…”.

Quindi un piazzista, un mercante che per riuscire ad imporre il proprio prodotto, ricorreva agli omaggi, verso i quali i camici bianchi si dimostravano molto sensibili. Altro che penne stilografiche: viaggi, vacanze, computer, telefoni cellulari, congressi totalmente gratuiti, sono stati merce di scambio negli anni d’oro del comparaggio. Tanto pagava Pantalone. Industrie, medici, informatori, farmacisti hanno tratto enormi vantaggi da questo sistema messo in atto a danno del Servizio sanitario nazionale. E del cittadino.

Secondo un’indagine pubblicata nel libro “Farmacopoli” di Giampiero Beltotto e Giancarlo Gioielli, dieci anni fa l’83 per cento dei medici riceveva regali di varia natura, il 78 per cento campioni gratuiti di medicinali, il 35 per cento rimborsi spese per congressi, il 18 per cento compensi per consulenze, il 16 per relazioni ai congressi. Le percentuali fanno capire che il “fenomeno corruttivo” era esteso. Una conferma viene anche dal numero esorbitante di indagini giudiziarie, alcune concluse con patteggiamenti e condanne, altre con proscioglimenti e prescrizioni.

Secondo qualcuno c’è stata un vera caccia alle streghe, durante la quale a farne le spese sono stati soprattutto gli informatori, l’anello debole della catena. E probabilmente è vero. Sta di fatto che certe inchieste hanno davvero stupito l’opinione pubblica a causa del numero di persone coinvolte. La più nota fu battezzata “operazione Giove”. Ecco cosa raccontava il comunicato delle Fiamme Gialle, il 26 maggio del 2004: “La Guardia di Finanza ha portato a termine, dopo due anni di indagini, l’operazione denominata “Giove”, che ha interessato la multinazionale Glaxo Smith Kline (Gsk). L’operazione di polizia economico-finanziaria ha consentito di acquisire molteplici fonti di prova, per reati vari, a carico di medici specialisti ospedalieri e non, medici di medicina generale e personale della medesima azienda. Complessivamente, sono stati denunciati 4.713 responsabili, residenti in ogni parte d’Italia: 2.579 medici di medicina generale e 62 dipendenti della Gsk per il reato di comparaggio (cioè per avere prescritto prodotti farmaceutici in cambio di denaro o altre utilità); 1.738 medici specialisti e 138 dipendenti della Gsk per concessione o promessa di premi o vantaggi pecuniari o in natura; 196 soggetti per il reato di corruzione (di cui: 63 medici specialisti e farmacisti ospedalieri, che in cambio di liberalità in denaro e/o beni o consulenze, si sono accordati con la forza vendita della Gsk per favorire l’uso di medicinali della stessa; 60 oncologi ospedalieri, tra cui primari, direttori di clinica o di unità complesse e aiuti, i quali, nell’ambito di un piano corruttivo denominato “Progetto Hycamtin”, hanno ricevuto somme per ogni paziente trattato; 73 dipendenti della GSK, tra i quali amministratori, dirigenti, quadri e dipendenti, denunciati anche per associazione a delinquere). Nell’illecita attività di sostegno delle vendite nel periodo 1999/2002 la Gsk ha investito oltre 228 milioni di euro. Tali somme sono state imputate in contabilità nelle voci di spesa other promotions, medical phase IV, field selling e simili…”.

Lo scandalo fu enorme, portò cambiamenti nei vertici dell’azienda anche per larga parte degli indagati finì nel nulla. Però lasciò il segno. Incidendo sulla spesa farmaceutica – il 5 per cento in meno – e sui comportamenti delle aziende. Infatti nel 2007 Farmindustria, con presidente Sergio Dompè, titolare di un’azienda biotec italiana, varò un codice deontologico che riguardava tutti. Compresi gli informatori. In uno dei capitoli a loro dedicati si legge che “nel quadro dell’attività di informazione e presentazione dei medicinali svolta presso medici o farmacisti è vietato concedere, offrire o promettere premi, vantaggi pecuniari o in natura. Il materiale promozionale riguardante i farmaci ed il loro uso, sponsorizzato da un’industria farmaceutica, dovrà avere valore trascurabile, essere non fungibile e comunque collegabile all’attività espletata dal medico e dal farmacista…E’ comunque vietata l’offerta di incentivi di tipo economico finalizzati a compensare il tempo sottratto dagli operatori sanitari alla loro normale attività professionale e dedicato alla partecipazione a manifestazioni congressuali. Dovrà essere inoltre garantito che tutto il materiale promozionale destinato ai medici ed ai farmacisti venga acquistato direttamente dall’azienda a livello centrale”.

Forse il comparaggio è ancora diffuso. Ma di certo i tempi d’oro degli informatori sono finiti. Licenziati in massa dalle aziende – solo in minima parte sono stati riciclati – quelli che restano lavorano in condizioni precarie, hanno uno stipendio mensile che si aggira intorno ai mille euro (pur essendo in buona parte laureati), con una situazione contrattuale confusa. Quel “mondo di mezzo” di una volta sembra scomparso. Al contrario il business farmaceutico, il terzo per volume di affari, grazie all’invecchiamento della popolazione continua a proliferare. Con metodi leciti. E illeciti.
(5 – Continua)

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Fonte: http://pepe.blogautore.repubblica.it/2015/11/17/corruzione-nella-sanita-un-fiume-di-miliardi-5/

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