La politica e l’omicidio di Giulio Regeni

L’omicidio di Giulio Regeni, un dottorando italiano  dell’ Università di Cambridge è stato commesso in Egitto tra il gennaio ed il febbraio 2016. Questo è uno dei pochi dati certi al pari del depistaggio iniziato da subito e della strumentalizzazione della politica portata avanti di pari passo, non ultima quella della presidente della Camera Boldrini che ha di fatto usato il dolore della famiglia per ottenere facile visibilità mediatica e quindi politico-parlamentare.  A Giugno usci fuori il coinvolgimento di un’amica, Noura Wahby, al punto che l’avvocato della famiglia dello sventurato giovane in una audizione al Senato è arrivato ad affermare:” sappiamo, ed è dolorosissimo, che per paura o varie forme di meschinità anche molti amici egiziani di Giulio lo hanno tradito o venduto”.  La stessa Noura Wahby compagna di studi  di Giulio a Cambridge rivelò:” Giulio è il mio miglior amico” , la stessa che  lanciò l’allarme su Twitter a  cinque ore dalla scomparsa. Una rapidità che desta più di una perplessità. Come scriveva L’Espresso :” il 13 Ottobre, quando Giulio incontra per la prima volta Mohamed AbdAllah,  sindacalista   che poi lo ha tradito e consegnato nelle mani dei carnefici, Nora fa una telefonata. Meno di trenta secondi  e la persona contattata chiama il quartier generale della National security. Una coincidenza? Accade una quindicina di volte. In alcuni casi è l’uomo a cercare Noura e lei subito dopo a telefonare a Giulio. Chi parla con la ragazza ha un filo diretto con i servizi segreti egiziani ed è persino in contatto con uno degli ufficiali che ha seguito il giovane ricercatore a gennaio. A svelarlo sono le comparazioni incrociate dal ROS dei Carabinieri.” Giulio Regeni nella pratica era seguito  sin da quando era appena arrivato in Egitto. Ma di tutto questo ne scriveva sul suo sito l’Huffingtonpost il 15 febbraio 2016 dove si riportava un comunicato dell’agenzia di stato egiziana MENA nel quale il ministero degli Interni egiziano affermava di Giulio Regeni :” non è mai stato arrestato” ed arrivando ad affermare dei media italiani :” che i media occidentali (italiani) avevano pubblicato informazioni completamente erronee circa le condizioni della scomparsa dell’italiano”.  Più o meno quanto affermato dall’ambasciatore egiziano in Italia Amr Helmy che arrivava ad affermare :” serve una presa di  distanza dai mass-media” , un modo come un altro per invocare la censura, ovvero secretare le indagini da parte del governo egiziano. Il nostro ministro degl’Esteri dell’epoca, che come di consueto cambiano con la stessa frequenza  con cui all’estero si cambiano i calzini, Paolo Gentiloni, che nel frattempo è divenuto premier, affermava : “ sul caso Regeni il governo italiano molto ferma”   e forse si riferiva alla sua postura di inginocchiato nel mentre chieda aiuto ai vertici UE impietositi ed aiuto al governo statunitense  per un’intercessione con il governo egiziano. Come si vede Gentiloni è sempre uguale a se stesso, come peraltro Alfano, ministro degl’Esteri, che dalla colonne di Repubblica sottolineava quanto fosse interessato a dare giustizia alla famiglia Regeni: “ L’Egitto è partner  ineludibile dell’Italia”. La dignità di uno stato, di una famiglia, del giovane ricercatore Giulio Regeni gettata nella pattumiera del più bieco opportunismo politico. Quello stesso opportunismo politico che ci impone di non vedere l’uso strumentale del carcere e della tortura, la stessa subita da Giulio Regeni, nella temuta sezione “Scorpione” , la più dura del già durissimo carcere di Tora a sud della capitale Il Cairo. E qui si torna al vero perché di questa passività politica dell’Italia nei confronti  del democratico a parole, l’Egitto: la vendita di armamenti allo stato dei faraoni. Si è passati da un’ export del 2015 di 32.270 del 2015 a 1.014.590  del 2016, dati ufficiali ISTAT che certo non tengono conto di iniziative che, al di là dell’aspetto legale,  non sarebbero del tutto comprese dalla pubblica opinione e per questo non comprese nei bilanci ufficiali. E tornando a Giulio Regeni non si può e non ci si deve dimenticare delle violenze subite da Ahmed Abdallah, consulente della famiglia Regeni e presidente della Commissione Egiziana per i Diritti e le Libertà (Ecfr) , arrestato il 25 aprile 2016 con la procedura di fermo e da allora rinnovata di mese in mese. Il Sole24Ore  del 12 settembre 2017 riportava la dichiarazione dell’ex ministro degl’Esteri  ,durante gli accadimenti del caso in questione, Gentiloni  e lo stesso nell’attuale funzione di premier nella quale afferma: “  Regeni, la verità è un dovere di stato”. Ora c’è da domandarsi se è stato meno affidabile il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni o lo è l’attuale premier  Paolo Gentiloni. Quando l’opportunismo  politico non ha vergogna e ci rende ridicoli davanti al mondo libero.

Aldo A.

2 commenti su “La politica e l’omicidio di Giulio Regeni”

  1. In Egitto,come del resto in tutti i paesi islamici nelle stragrande maggioranza dei casi,intromettersi negli affari di stato,costituisce grave reato punibile con la morte.Tunisia,Marocco,Libia,Egitto,in particolare hanno si il sindacato,ma è filo governativo ed unico.Di altri non se ne parla.Purtroppo Regeni si è intromesso in questioni ed ambienti poco chiari a livello sindacale probabilmente a livello clandestino e non ammesso dal regime e questo ha provocato la sua morte dietro orribili torture.Non c’è nulla da dire ne altro da aggiungere.Nella vicenda si parla di sindacati e delle sue inchieste fatte in questi particolari ambienti.In quei paesi le leggi parlano chiaro e devono essere per forza rispettate,pena la condanna a morte del soggetto.

    1. Mauro nell’articolo mi premeva sottolineare il comportamento omertoso dello stato italiano che ha lasciato da da sola un proprio cittadino prima ed i suoi cari successivamente.Considero una scelta scellerata mandare Giulio per uno studio sui sindacati e diritti dei lavoratori in Egitto dove la democrazia compiuta lo e’ solamente a parole e trovo vergognosamente assente sia il governo italiano e soprattutto l’università di Cambridge con l’avallo ad una scelta difficile e pericolosa.

Rispondi