Il Brambilla cinese

Leggere l’elenco telefonico, quello di vent’anni fa e quello dei nostri giorni, rende meglio l’idea del cambiamento in atto nella nostra società più dei boriosi trattati inerenti le migrazioni da un certo luogo ad un’altro, il come ed il quando questo accade. Hu, ad esempio, è il cognome più diffuso a Milano tra gli uomini mentre Rossi lo mantiene tra le donne. Ancor più diffuso di Brambilla, cognome molto in uso negl’anni ’70-80 c’era da tratteggiare nei films un’imprenditore lombardo fattosi da sè. Attualmente è ottavo in Lombardia, quarto in provincia di Milano e primo nel comune di Vimercate. Un mito nei films. E’ il segno dei tempi che cambiano, dell’invasione silente,discreta  ma implacabile, dei cinesi  ma non solo. Profughi inizialmente ed invasione studiata a tavolino poi, per le rimesse in valuta successivamente. L’Italia è sempre stata terra di conquista, impero romano a parte, con o senza guerre, vuoi per le maglie larghe dei controlli oppure per il Papa Re. Roma era l’ombellico del mondo suo malgrado. La Cina, è una stima, ha circa 70 milioni di abitanti  di religione cristiana, e tutti o quasi sembrano risiedere in Italia. Quello cinese è un popolo laborioso, creativo quanto basta per imitare mettendoci del loro ed un tantino evasore, ma in questo sono in buona compagnia. Gli italiani non sono da meno, qualche volta per scelta ed altre per necessità. Il perchè risiede nella percentuale di tasse da stato strozzino che viene trattenuta. La somma che i cinesi trasferiscono con il money tranfer annualmente è di 4 miliardi di euro. La Cina, di fatto, si sta comprando l’Italia produttiva, o quote di essa, attraverso l’evasione fiscale in casa nostra, ma in questo sono in buona compagnia di italiani e di stranieri di altre etnie. Pagarne poco o non pagarle affatto credo sia l’aspirazione di tutti. La Lombardia con 62.060 individui( 22,9%) è la regione italiana dove è meglio rappresentata la comunità cinese, seguita dalla Toscana con 46.052 (17%). Seguono le altre regioni come l’Emilia Romagna, il Veneto ed il Lazio. La moda, in tutte le sue declinazioni, è il settore dove meglio sono rappresentati, come operai, laboratori o vere e proprie fabbriche che ironia della sorte subappaltano anche ad italiani, ed in buona parte in nero. Un’altra tipologia di attività dove la comunità cinese sta crescendo di più, anche qualitativamente, è la ristorazione. La Toscana, particolarmente Firenze per esperienza diretta, sta avendo una crescita della domanda a due cifre, ed ora sembra aver soppiantato la cucina giapponese. C’è da dire che a Pisa, e lo scrivo senza ironia, alcuni anni or sono scomparvero un numero impressionante di gatti, ma non è detto che sia da imputare a questa o quella cucina etnica. I soldi, nella moda come nella ristorazione, come qualunque altra forma di imprenditoria, sono la molla di qualunque nefandezza, italiani compresi. Il livello di interesse dei cinesi verso l’Italia sta crescendo, entrando anche nel settore sportivo, come l’Inter, ed anche nel mondo della finanza. Unicredit, Intesa SanPaolo, Mediobanca e Cassa Depositi e Prestiti (CDP Reti ) sono alcuni esempi, come anche nella meccanica e nelle nuove tecnologie dove l’Italia, malgrado i pessimi governanti, è leader. Parliamo di 15 miliardi e con 313 imprese controllate. E la tendenza è al rafforzamento, ma non solo in Italia. A questo punto sovviene più di un dubbio se sia stato l’occidente a divenire meno democratico, oppure la Cina meno dittatura. Le notizie che riescono ad arrivare e ad essere pubblicate in Italia sono sempre più scarse, vuoi per la censura cinese, vuoi per l’autocensura dei media occidentali e relativi governi, da noi definiti, a torto o ragione, democratici.

Aldo A.

4 commenti su “Il Brambilla cinese”

  1. E dopo l’Inter anche il Milan. Non è che i cinesi si stanno comprando l’Italia grazie alla “lavatrice” del money tranfert dei brambilla cinesi? CHE POPOLO DI PECORONI QUELLO ITALIANO (*)
    (*) La Lega Italiana per la Protezione degli Italiani ha chiesto al WWF un chip antitarocco, come il vino,i formaggi, i vini, l’olio, ect anche in considerazione che solamentein Italia girano tarocchi pari all’intera produzione italianaufficiale. O giù di lì.

  2. Il Milan è cinese ma se questi non saldano il debito il Milan finirà in mani americane. Ma siamo sicuri che il popolo cinese non abbia origini all’ombra del Vesuvio?

  3. “(ANSA) – ROMA, 14 MAG – Hanno sfondato quota 50.000 unità le imprese cinesi in Italia. I dati del registro delle imprese, elaborati da Unioncamere/Infocamere, segnalano infatti che a fine 2016 le imprese individuali aperte dai cittadini cinesi avevano raggiunto quota 50.737 con una crescita di oltre 10.000 unità in soli cinque anni. Nel 2011 erano 40.318. Fra le regioni in testa per numero di imprese guidate da titolari cinesi si colloca la Toscana (10.391 unità) seguita da Lombardia (10.270) e Veneto (5.560). Queste tre regioni, da sole, ospitano oltre la metà delle imprese capitanate da cinesi.
    Dal punto di vista della crescita percentuale spicca il risultato della Campania (+46% nei 5 anni considerati), della Lombardia (+37%) e del Piemonte (+33%). Andamenti pressoché stabili si rilevano invece in Calabria (0,6%) e in Sicilia (+0.5%). Il Lazio ne ospita 3.783.”
    IN ITALIA L’ESPANSIONE ECONOMICA FA RIMA CON EVASIONE. E’ ANCHE VERO CHE CON LE TASSE DA STATO STROZZINO SOLTANTO I CINESI CHE ANCORA DEVONO COMPRENDERE IL CONCETTO DI SCONTRINO/FATTURA,LA MAFIA IN TUTTE LE SUE DECLINAZIONI E LO STATO USURAIO POSSONO SOPRAVVIVERE IN QUESTA ITALIA DI PARLAMENTARI/POLITICI ED “IMPRENDITORI” BANDITI.
    L’ONESTA’ DI PAGARE LE TASSE DEVE ESSERE PREMIANTE,L’EVASIONE REALMENTE COMBATTUTA.

  4. Ma a gentilo-nì qualcuno ha spiegato che la Cina si sta comprando l’Italia con la MOSTRUOSA EVASIONE FISCALE anche grazie ma non solo ai money tranfert?

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